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Tragedia dello Shuttle Columbia: i vermi sopravvissero allo schianto

 

Sono trascorsi 10 anni dal disastro dello Space Shuttle Columbia, la navicella della Nasa che esattamente un decennio anno fa, il 1° febbraio 2003 si schiantò in volo nell’atmosfera terrestre, uccidendo tutti e sette gli astronauti a bordo. Gli scienziati della Nasa allora ipotizzarono che gli 80 esperimenti scientifici a bordo della navetta sarebbero andati distrutti.

 

 Vermi columbia

 

Ma nei giorni successivi al tragico disastro, gli scienziati cominciarono a rendersi conto che non era andata così. Furono recuperati vari esperimenti dalle macerie, tra essi un gruppo di vermi, i nematodi, noti col nome scientifico di Caenorhabditis elegans.

Nessuno si aspettava che i nematodi potessero sopravvivere al caldo intenso ma gli animali sono riusciti a sopravvivere. Le creature sono rimaste in vita al momento dell’impatto, perché quando la navetta ha toccato il suolo, aveva già ridotto la sua velocità e il contenitore in cui si trovavano è rimasto praticamente integro.

 

 

C’è voluto del tempo prima che tornassero tra le mani dei ricercatori. Tutti i materiali della navicella infatti sono stati tenuti sotto osservazione per via dell’inchiesta sulle cause del crash. Oggi, dopo 10 anni gli scienziati hanno potuto mettere le mani sugli esperimenti a bordo del Columbia. E hanno fatto una scoperta interessante.

Dal punto di vista dell’astrobiologia, la cosa importante è che se un organismo multicellulare passa attraverso l’atmosfera è possibile ipotizzare il trasferimento interplanetario della vita con mezzi naturali, e la tragedia del Columbia lo ha dimostrato.

Dopo il Columbia, le popolazioni di C. elegans sono state nuovamente inviate nello spazio per altri esperimenti a bordo della navicella Atlantis e portati sulla Stazione Spaziale Internazionale. Le ultime analisi hanno permesso di scoprire che come gli esseri umani, anche i nematodi mostrano segni di perdita di massa muscolare e presentano alcuni sintomi tipici del diabete, mentre vivono in assenza di gravità.

Francesca Mancuso

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