Anomalie Spaziali Earth Changes

Sonde della NASA hanno individuato una “bolla artificiale” che circonda la Terra

Le sonde della NASA hanno scoperto un’enorme “bolla” che circonda il pianeta Terra, descrivendola come “Space Weather man-made”, ovvero una barriera energetica spaziale creata dall’uomo.

Gli scienziati della NASA hanno rivelato la presenza di questa enorme bolla artificiale che circonda la Terra, ma non è un complotto russo o l’effetto di un fallout nucleare. Invece, è probabile che sia il risultato di segnali radio a bassissima frequenza (VLF), utilizzati per comunicare con i sottomarini in profondità oceaniche.

gemelli sonde di Van Allen della NASA. Immagine: Fornito

“…l’uomo, con la sua tecnologia non condiziona solo la natura della superficie del pianeta, ma anche l’area circostante”

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In un breve video l’Agenzia spaziale americana ha spiegato come il nostro pianeta sia circondato da una sorta di bolla protettiva di tipo artificiale. Ebbene sì, l’uomo, con la sua tecnologia non condiziona solo la natura della superficie del pianeta, ma anche l’area circostante. La bolla è il frutto dell’interazione tra le particelle dello spazio e quelle prodotte da una particolare tipologia di comunicazione radiofonica, a bassissima frequenza: la VLF, acronimo che sta per Very Low Frequency. L’interazione tra queste particelle porta alla creazione di una barriera intorno alla Terra in grado di proteggere il nostro pianeta dalle radiazioni dello spazio e dal vento solare.

Lo studio, realizzato dal Haystack Observatory del Massachusetts Institute of Technology, mostra come in determinate condizioni i segnali di frequenza di comunicazioni radio, come quelle emessi dai sottomarini a notevoli profondità, siano in grado di propagarsi per chilometri verso l‘atmosfera ed oltre. La barriera offre un valido scudo contro il vento solare impedendo agli elettroni di raggiungere gli strati più bassi attraverso un processo che li porta alla collisione con gli atomi dei gas neutri nell’atmosfera superiore ed infine a scomparire. Di seguito il video pubblicato dalla NASA.

Redazione Segnidalcielo



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