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Nuovo studio degli scienziati: “sulla Terra il pericolo di eruzione di 20 supervulcani”

I Supervulcani come quello che si trova nel Parco Nazionale di Yellowstone negli Stati Uniti, non hanno bisogno di alcuna influenza esterna – possono scoppiare spontaneamente, quasi senza preavviso. Ciò è dimostrato da un nuovo gruppo di studio di scienziati guidato dal professor Carmen Sanchez del Politecnico federale di Zurigo.

“Ora sappiamo che non ha bisogno di ulteriori fattori – uno dei 20 supervulcani potrebbe scoppiare anche subito e solo a causa delle sue enormi dimensioni e della pressione generata dal magma fuso, insomma una sorta di pentola a pressione che esiste nella camera magmatica”- ha detto l’autore principale dello studio Wim Malfe in un’intervista a Business Times international.

Quindi il team di scienziati ha scoperto il meccanismo che scatena le terribili esplosioni dei supervulcani, eventi rari ma talmente violenti da rappresentare le più grandi catastrofi naturali sulla Terra dopo la caduta dei meteoriti giganti.
L’innesco di queste ‘bombe’ geologiche sarebbe l’aumento della pressione nella camera magmatica provocato dalla differenza di densità tra il magma fuso galleggiante e quello solidificato.

Supervulcano eruzione può essere improvvisa © Vladimir Sevrinovsky | Shutterstock.com

Lo dimostra l’esperimento che ha permesso di riprodurre per la prima volta in laboratorio le condizioni estreme tipiche dei serbatoi dei supervulcani, come quello di Yellowstone e quello dei Campi Flegrei. Lo studio, pubblicato su Nature Geoscience, è stato condotto presso la struttura europea per la luce di sincrotrone Esrf (European Synchrotron Radiation Facility) di Grenoble dai ricercatori del Politecnico federale (Eth) di Zurigo insieme ai colleghi del Centro nazionale per la ricerca scientifica francese (Cnrs).

 

I risultati dimostrano che il motore dell’eruzione dei supervulcani è dato esclusivamente dall’aumento di pressione generato dalla diversa densità delle rocce solidificate e del magma liquido, senza il bisogno di un ‘grilletto’ esterno come per esempio un terremoto. ”E’ una situazione simile a quella di un pallone gonfio d’aria immerso sott’acqua – spiega Wim Malfait, del Politecnico di Zurigo – che viene spinto verso l’alto dall’acqua più densa che gli sta intorno”. L’innalzamento della pressione nel serbatoio del supervulcano può essere tale da generare un’esplosione capace di fratturare uno strato di crosta terrestre spesso più di 10 chilometri.

Queste condizioni estreme (con temperature fino ai 1.700 gradi e una pressione fino a 36.000 atmosfere) sono state ricreate in una speciale pressa dove un granello di roccia magmatica artificiale è stato imprigionato tra due minuscole incudini fatte di carburo di tungsteno. Grazie ad un fascio di raggi X, è stato possibile possibile determinare con precisione la densità del magma fuso in diverse condizioni di pressione e temperatura.
Le conclusioni cui giunge lo studio trovano conferma anche nei modelli matematici e nelle simulazioni al computer elaborati da un secondo gruppo di ricerca coordinato dall’università di Ginevra, che pubblica i risultati sempre su Nature Geoscience.

Redazione Segnidalcielo

 

Riferimenti: ANSA

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