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NASA, scoperto un nuovo sistema planetario a 40 anni luce dalla Terra

Il sistema stellare si trova a 40 anni luce da noi ed è illuminato da una stella nana bruna (alcuni dicono nana rossa) dal nome TRAPPIST-1, i pianeti hanno temperatura tra 0 e 100 gradi e quindi c’è la possibilità di acqua allo stato liquido, che li rende di grandissimo interesse per la ricerca di vita nell’Universo.

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L’annuncio dell’eccezionale risultato da parte della Nasa ha visto protagonista Michael Gillon dell’istituto di astrofisica dell’Università di Liegi in Belgio, scopritore assieme ai suoi collaboratori del nuovo sistema solare distante 39 anni luce nella costellazione dell’Acquario. I dettagli sono apparsi sulla rivista britannica Nature. Trappist è anche il nome del telescopio con il quale ha effettuato le osservazioni a La Silla nel deserto di Atacama, in Cile. I tre corpi celesti scoperti l’anno scorso (Trappist-1b,c,d) avevano tutti una taglia di poco superiore alla Terra con un raggio da 1,049 a 1,163 rispetto al nostro. Trappist è una stella nana bruna, più piccola del nostro Sole che irradia pochissima luce. I nuovi pianeti individuati e altri due del passato hanno una massa stimata analoga a quella della Terra e la loro natura dovrebbe essere rocciosa.

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La maggioranza dei pianeti extrasolari noti è invece più grande ed è prevalentemente gassosa, analogamente al nostro Giove. Finora sono una decina i pianeti scoperti con alcune caratteristiche simili alla nostra Terra. Il più vicino “Proxima b” è stato individuato l’anno scorso attorno alla stella più vicina a noi Proxima Centauri distante appena 4,2 anni luce.

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Il primo eso-pianeta veniva scoperto nell’ottobre 1995 nel circondario di “51 Pegasi”. Da allora è stato un crescendo è quelli confermati fino al 15 febbraio 2017 sono addirittura 3.577. Buona parte sono stati scoperti dal satellite Kepler della Nasa: i candidati che è riuscito a individuare sono 2.900 . Il numero dimostra come i pianeti extrasolari siano una presenza normale e non un’eccezione. Quindi le probabilità di trovare un gemello della Terra aumentano sempre più man mano la tecnologia consente di vedere meglio. Finora non si è ancora raccolta alcuna immagine di questi corpi celesti ma la loro presenza viene confermata dalla misura dell’affievolimento della luce della stella quando le transita davanti, oppure dai movimenti anomali della stessa stella indotti dalla gravità del pianeta.

Redazione Segnidalcielo

tratto da: corriere.it

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