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Le Mummie ALIENE di Nazca, sulle tracce degli ANTICHI ASTRONAUTI

Misteriose entità extra-terrestri, giunte sulla Terra con le loro astronavi prima della nascita dell’umanità sul nostro pianeta, ebbero un ruolo chiave nell’evoluzione dell’Homo Sapiens Sapiens, accelerando i processi biologici dei primi ominidi e modificandone l’apparato anatomico attraverso il DNA. Un intervento esterno che ha risvegliato le doti progettuali, di cui rimane traccia evidente nelle colossali ed inspiegabili opere architettoniche sparse sul globo, nella sapiente forma comunicativa dell’arte rupestre dei geoglifi e nell’inspiegabile precisione dei manufatti più antichi. Un improvviso sviluppo dal nulla, sotto la spinta di un fulmineo interesse spirituale. Fatti che hanno sicuramente cambiato la storia dell’umanità.

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Stiamo parlando di ALIENI in carne ed ossa, di “impianti” e di precisi “organi” interni. Informazioni che sono state censurate da tutti i governi, ma è giunto il momento di risvegliare le coscienze e dare inizio ad una Nuova Era.

Molti si chiederanno perché uno degli esemplari di questi esseri di 60 cm, le cui caratteristiche assomigliano a quelle di un rettile in forma umanoide, e che poi si trova incinta, si chiama “Giuseppina”. Il perchè è dovuto al fatto che uno dei membri dell’Istituto Inkarri e braccio destro di Thierry Jamin, il sig. José Casafranca Monti, in virtù del fatto che i membri della squadra di ricerca, alcuni di loro, me compreso, hanno il nome “Giuseppe” (José Zalce, José Rios, Jose Maussan) e coloro che sono stati testimoni di un evento così significativo, essendo presente al momento di ottenere i raggi x di questo bellissimo esemplare femmina al cui interno ci sono tre uova. E ‘ proprio li ‘ nella sala a raggi x, e ‘ stato nominato questo bellissimo esemplare come “Giuseppina”. Ciò che per me è un grande onore e ha rispettato profondamente questo ritrovamento unico nel mondo nel paese fratello del Perù!!

Il Biologo Josè Rios Lopez ha effettuato analisi biologiche dei tessuti e dei corpi delle mummie aliene. Lo stesso Rios Lopez ha contribuito alle analisi del DNA dei corpi ritrovati nelle grotte della zona di Ica a Nazca.

Tali entità biologiche non umane, che si trovano nelle colline cave, includono visitatori cosmici e astronauti chiamati angeli, giunti da molto lontano, che un tempo coesistevano con gli esseri umani, dopo precisi interventi di ingegneria genetica.

Nel 1968, Erich von Däniken pubblicò il “Carro degli Dei”. Un libro che ebbe un successo immediato, nel quale l’autore svizzero propose l’ipotesi secondo la quale, migliaia di anni fa, alcuni “Viaggiatori” dello Spazio, provenienti da altri pianeti, giunsero sulla Terra dove insegnarono agli esseri umani le tecnologie necessarie, che diedero vita alle antiche civiltà a noi note. Däniken è considerato da molti il padre della teoria degli Antichi Alieni, conosciuta anche come la teoria degli Antichi Astronauti.

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Una ipotesi che la maggior parte dei teorici sostengono attraverso due tipologie di prove. Si avvalgono, in primo luogo, delle informazioni presenti in antichi testi religiosi, nei quali si fa esplicito riferimento al fatto che gli esseri umani abbiano in qualche modo interagito con questi esseri o li abbiano visti scendere dal cielo, a volte addirittura su veicoli che sembrano astronavi dotate di poteri spettacolari. Quali elementi e fonti più tangibili, adottano anche l’analisi delle opere d’arte, di oggetti antichi e delle meraviglie architettoniche, come le piramidi di Giza, in Egitto, il centro cerimoniale di Cahuachi, in Perù, o La Muña di Palpa, simbolo dell’elaborata cultura funeraria Nazca.

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Se davvero gli extra-terrestri  hanno visitato la Terra in passato, potrebbero farlo di nuovo? Probabilmente sì! Per questo è importante condividere le scoperte e le ricerche dei teorici all’avanguardia del XXI secolo. Condividerne le opinioni con il mondo può aiutare le generazioni future a prepararsi a questo incontro, che per molti inevitabilmente ci attende.

Di seguito è possibile vedere una galleria di immagini di antichi manufatti, alcuni con una datazione più recente, di circa 1700 anni, altri molto più antichi, fino a quasi 15.000 anni fa. Oggetti archeologici che sono certamente un bel “grattacapo” per gli archeologi convenzionali e per gli scienziati accademici più ortodossi, ma che, in realtà, riflettono un passato straordinario che molte persone non vogliono vedere o accettare. Si tratta di esemplari tridattili simili ad umanoidi, ritrovati proprio in Perù.

Esseri ibridi il cui DNA non sembra corrispondere al nostro. Sono reperti concreti, che abbiamo tra le mani nella loro forma fisica ed organica, che testimoniano una Storia diversa. Il che significa che forse dovremmo riscriverla. L’archeologia e gli studi iconografici hanno già portato alla luce valide testimonianze e riferimenti a tali esseri cosmici, definiti dalla nostra specie “divinità ancestrali” provenienti dallo Spazio. Si tratterebbe di rettili umanoidi di due specie distinte, che vivevano insieme a noi e che insegnarono la loro sapienza tecnologica e lasciarono ad alcuni prescelti la conoscenza segreta del Cosmo e dell’Universo.

di César  Soriano Ríos (Archeologo  presso APARF – Archeological Peruvian Andes Research Foundation)

Per la Redazione Segnidalcielo

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