Interazioni Umani/Alieni UFO

L’Abduction di Rosalind Reynolds

Nel settembre 1982 una coppia vive un’esperienza di incontro ravvicinato con un UFO e missing time che cambia per sempre la loro vita. Anni dopo, la donna scopre che cosa le è accaduto quella fatidica notte…

 di Philip Mantle

Negli anni ’90 ho avuto la fortuna di venire coinvolto nella ricerca di una serie di incontri ravvicinati, meglio conosciuti come “alien abductions”. Gran parte del mio studio è stato pubblicato nel libro che ho scritto in collaborazione con il giornalista Carl Nagaitis, Without Consent. Ho  viaggiato in lungo e largo per il Regno Unito interrogando i testimoni sia per casi ben noti che per molti altri totalmente sconosciuti. Vi è stato un certo numero di testimoni che mi ha colpito  particolarmente, e uno di questi è Rosalind Reynolds. Rosalind è stata una delle persone, abbastanza coraggiosa all’epoca, da rendere pubblica la sua esperienza, che sto per raccontarvi. Mi sono  incontrato con Rosalind nel settembre 2013 per chiederle com’era stato farsi avanti e cosa fosse successo una volta che lo aveva fatto. Ma prima, la sua storia.

 

Era il settembre del l982 e la fan della radio CB, Rosalind Reynolds e il suo fidanzato del  tempo, Philip, erano in viaggio per la East Anglia quando un incontro con un UFO cambiò per sempre la loro vita. La coppia era partita da Clacton, nell’Essex, ed era diretta verso Corby, nel  Northamptonshire, per incontrarsi con i parenti. La lunghezza del viaggio era circa di due ore e mezza ed entrambi erano ansiosi di arrivare. Si erano fermati per mangiare dopo aver lasciato Clacton e si stavano dirigendo verso Sudbury. Era una bella serata calda, i finestrini dell’auto erano  abbassati e la radio suonava. Alla periferia di Sudbury avevano guidato sotto una serie di tralicci  elettrici, disseminati per tutta la collina, quando improvvisamente si erano ritrovati di fronte una  strana configurazione di luci mentre uscivano da sotto le linee elettriche. Una serie di luci disposte  a ferro di cavallo si stava avvicinando velocemente. L’oggetto multicolore, per lo più arancione e  rosso, era piombato sulla loro auto. Era stato a quel punto che Rosalind aveva notato il silenzio e la  quiete tutt’attorno.

 APERTURA Rosalind reynolds encou8nter, artist impresion.

Mentre l’UFO si muoveva nel cielo, un lampo di luce blu elettrico aveva illuminato tutto intorno a lei. «Fece diventare tutto come il negativo di una foto», ha ricordato Rosalind. Un particolare,  cattivo odore, quasi come di uova marce, sembrava venire dall’oggetto. Più si avvicinava, più  forte si faceva l’odore. Confusa, la coppia aveva proseguito attraverso Sudbury e a Long Milford, prendendo la A604 per Haverhill. Mentre Philip si concentrava sulla guida, Rosalind aveva  cominciato a osservare la campagna circostante.

Era stato a quel punto che i suoi occhi avevano  intravisto qualcosa in lontananza. «Guarda, ce n’è un altro», aveva gridato, indicando un oggetto  ovale che sembrava dirigersi verso di loro. Philip aveva pensato che potesse essere un aereo, ma  Rosalind era fermamente convinta che si stesse dirigendo verso di loro. «Perché un aereo dovrebbe  seguirci?», aveva chiesto, mentre osservava una sfera di luce tenere il passo con la loro auto. Philip  però non ne voleva sapere e aveva continuato a guidare.  Rosalind aveva cercato di ignorare la cosa che li stava seguendo, ma non ne era stata capace. Sapeva che era lì. Philip, invece, rifiutava di prenderne atto. Avevano proseguito e  improvvisamente si erano ritrovati immersi nell’oscurità. Il motore della macchina e l’impianto  elettrico si erano spenti, e l’auto si era pian piano fermata. «Philip era incollato al volante  e guardava dritto davanti a sé , come se avesse i paraocchi», ha ricordato Rosalind. Aveva  imamginato che, come lei, fosse rimasto scioccato e spaventato dalla presenza dell’UFO. La cosa  era ormai così vicina che non si poteva evitare di guardarla. Grande, luminosa e rotonda, a soli  sessanta metri di distanza da loro. «Era come una grande sfera di luce con un sacco di piccole luci  intorno», ha raccontato in seguito Rosalind agli investigatori.

FOTO 1 Rosalind REynolds

Rosalind Reynolds

La coppia, a malincuore, era scesa dalla macchina e aveva sollevato il cofano per vedere se  riuscivano a capire cosa avesse fatto fermare l’auto. Dal modo in cui la macchina si era fermata, sembrava che la sua batteria si fosse improvvisamente scaricata. Mentre controllavano il motore, i fari dell’auto si erano riaccesi. La coppia si era guardata e Philip era saltato al posto di guida per  provare l’accensione. Aveva funzionato. Rosalind era salita e si erano allontanati, lasciandosi l’UFO  alle spalle. Dopo averlo un po’ distanziato, la coppia aveva cominciato finalmente a rilassarsi. Poi, dopo un paio di chilometri, Rosalind aveva visto di nuovo quello che pensava essere lo stesso  oggetto attraversare il cielo, con una sottile luce azzurra che faceva da scia dietro di lui.

Felici di essere di nuovo in cammino, avevano creduto di aver fatto progressi, ma quando erano arrivati a Corby, il loro ospite non aveva risposto al loro bussare alla porta. Dopo un po’, si era  aperta una finestra della camera e qualcuno aveva chiesto: «Ma lo sapete che ore sono? È l’una e  mezzo del mattino!». Il loro viaggio di mezz’ora era durato cinque ore e mezza!

 

FOTO 4 Artist impression of Rosalind's encounter

 

Rosalind e Philip erano stupefatti per gli eventi di quella notte e per le ore mancanti. Ma gli  effetti di quell’incontro sarebbe stati altrettanto sorprendenti. In pochi mesi la coppia si era divisa,  dopo aver passato sei anni insieme. «Era una persona diversa, non il Philip che conoscevo»,  ha spiegato Rosalind. Ma anche lei era cambiata. Aveva perso molto peso, nonostante avesse  sviluppato un forte desiderio di dolci, soprattutto cioccolato. Aveva smesso di bere e di fumare e improvvisamente era diventata creativa, riuscendo a scrivere velocemente articoli scientifici  complessi su argomenti come “How The Universe Was Formed” e “What Religion Really Is”.  Ma Rosalind cercava disperatamente di scoprire il motivo per cui aveva perso tre ore dalla sua vita.   Cosa era successo in quella sera d’estate?

La donna aveva avuto la possibilità di scoprirlo quando aveva visto un articolo sul giornale locale su un gruppo ufologico nell’East Anglia. Si era dunque messa in contatto con il gruppo e avevano poi organizzato una seduta d’ipnosi regressiva. L’ipnosi aveva avuto luogo a casa di Rosalind, ma era andata disastrosamente. Un raggio di luce era entrato nella stanza, la registrazione video era stata cancellata e tutti gli orologi si erano fermati. Dopo aver abbandonato la sessione di ipnosi, le era stato consigliato di rivolgersi a un sensitivo, e le era stato presentato l’uomo che avrebbe poi sposato: Mark Reynolds – Parnham. Mark aveva organizzato una seconda sessione di ipnosi in cui Rosalind era stata fatta tornare all’esperienza del 1983.

Aveva ricordato che le si erano avvicinati quattro o cinque piccoli esseri,  dopo che la loro auto si era fermata. Gli alieni, perché questo è quello che lei presume fossero, l’avevano costretta a salire sul loro velivolo, conducendola in una stanza in cui era stata spogliata  e messa su un tavolo tipo perspex per essere esaminata. Rosalind si era sentita agitata, imbarazzata  e spaventata durante la sessione di ipnosi. Aveva raccontato che gli alieni l’avevano spogliata  e disposta sul tavolo, ma poi si era tranquillizzata. Poi, improvvisamente era balzata a sedere  sulla sedia urlando: «no, non ero incinta!». Il team d’ipnosi era così preoccupato dell’angoscia  di Rosalind mentre era in trance che aveva deciso di terminare la sessione. Rosalind è convinta di essere stata sottoposta a un qualche tipo di procedura ginecologica, ma preferisce ancora non parlarne.   Da quella notte in poi aveva sofferto di mestruazioni irregolari, che secondo lei le hanno poi  impedito di avere figli. Gli esami medici non sono riusciti a trovare la causa del problema. Rosalind ha anche un’inspiegabile cicatrice nella zona inguinale, che lei presume sia collegata alla sua esperienza di abduction. Inoltre, soffre di un ronzio nella testa che le dà fastidio ancora oggi.

La donna ha riferito che le conseguenze di quell’incontro sono state davvero devastanti per lei. La perdita di peso iniziale aveva fatto preoccupare amici e parenti che potesse diventare anoressica, mentre lei era preoccupata dei suoi missing times. «Non ho potuto parlare con nessuno di queste cose, perché temevo che mi avrebbero considerata un mostro», ha spiegato. «L’ho semplicemente imbottigliato. Ho fatto la reclusa per un po’, preoccupata di quanto era accaduto».

Suo marito Mark l’ha aiutata a venire a patti con la sua esperienza, ma ora lei pensa di poter aver  avuto incontri UFO anche nel passato, a causa di altri missing times che le è impossibile ignorare. Rosalind è stata uno dei pochi “addotti” ad aver raccontato pubblicamente le proprie esperienze  quando venne pubblicato il mio libro, a metà degli anni ’90. Mi sono occasionalmente tenuto in contatto con lei da allora, ma all’inizio del 2009 ho voluto sapere come fosse stato farsi avanti pubblicamente con la sua storia e come fosse stata trattata da amici e familiari. Quanto segue, sono  le sue parole.

 

Philip Mantle: Come hanno reagito i tuoi amici quando hai raccontato loro la tua esperienza?

Rosalind Reynolds: «I miei amici si sono messi a ridere e ci hanno scherzato su. Io ero molto preoccupata per quella notte, ma tutti pensarono che fosse uno scherzo. Da allora i miei amici hanno preso le distanze, e ne ho visti sempre meno. Raccontarlo a mia madre è stato difficile. Era all’estero a lavorare e quando tornò erano passate un paio di settimane dall’evento. All’epoca, vista l’esperienza con i miei amici, pensai che fosse meglio tenerlo per me. Non siamo mai state vicine in ogni caso, quindi non avrebbe notato nulla di insolito. Non avevo altri di famiglia a parte lei».

 

P.M.: Poi lo raccontasti pubblicamente. Come reagì il pubblico?  R.R.: «Fu imbarazzante. Camminare per la strada era diventato difficile, perché la gente mi  derideva o mi fischiettava dietro melodie “UFO”. Dopo un po’ mi sono fatta le ossa e oggi, se mi si chiede, “hai visto un UFO ultimamente?” ci scherzo su. E se fischiano una canzoncina tipo Incontri Ravvicinati, dico loro di aggiornarsi perché dovrebbero cantare X-Files. La cosa più strana è che vengo derisa ancora oggi».

 

P.M.: Come ti hanno trattata i Media?

R.R.: «Davanti a me sembravano molto sinceri e genuinamente interessati a quello che avevo vissuto, ma tutto quello che interessava era in realtà cosa mi avevano fatto sulla nave… mi avevano infilato qualcosa… be’, il resto lo lascio alla vostra immaginazione. Una volta che uscirono le interviste, scoprii che erano state malamente modificate in modo da mostrare una storia completamente diversa, concentrata su quello che mi è successo. Erano messe come una specie di scherzo, con l’aggiunta di un po’ di musica banale, una voice over e l’immancabilmente “esperto” alla fine che non aveva mai avuto un’esperienza in vita sua , che spiegava perché non poteva essere accaduto. Naturalmente non mi è mai stata offerta la possibilità di mettere in discussione l’“esperto” o raccontare cosa pensassi della sua tesi. I giornali riportavano titoli spaventosi come, “Aliens stole my womb”! Come può un giornalista sembrare così sincero davanti a me, e poi scrivere cose del genere?».

 

P.M.: E i ricercatori UFO come hanno reagito?

R.R.: «Beh, fu un anno difficile perché credevo ingenuamente che loro avessero le risposte. È per questo che li avevo contattati quando avevo scoperto che esistevano simili club (non necessariamente ricerche). Il mio primo incontro con un gruppo ufologico che avevo contattato fu quando venni invitata a un loro incontro; mi venne detto di sedermi in un angolo e di non parlare con nessuno se non con il gestore del club. Venni sorvegliata e scoprii che a tutte le domande rispondeva la persona che mi aveva invitato al club, e io non potevo dire niente. Invece di ottenere delle risposte, sentivo di essere una specie di premio da mettere in mostra. Fu sconvolgente. Volevo risposte sincere a domande sincere. Fatti nudi e crudi, e invece mi sembrava di essere in un gruppo di estremisti che avrebbero creduto che una luce nel cielo fosse un UFO senza fare domande. Poi ho incontrato ricercatori come Jenny Randles e Philip Mantle. Ho un sacco di tempo per loro e il massimo rispetto. Hanno passato momenti difficili, che pubblico e media hanno resi ancora più difficili. Mi hanno fatto sentire di nuovo come una persona e che ci fosse qualcosa di vero. Non ero qualcosa da sfruttare e che aveva sperimentato qualcosa. Ancora più importante, mi credevano e mi hanno dato il coraggio di tornare indietro a cercare delle risposte».

 

 

 

P.M.: Pensi che l’ipnosi regressiva abbia aiutato e la consiglieresti nella ricerca?

R.R.: «Sono assolutamente convinta che nelle mani sbagliate possa fare più male che bene. La mia esperienza ha prodotto un effetto stranissimo, che fino ad oggi ha influenzato coloro che erano in quella stanza con me, in quel momento. Questo ha rafforzato la convinzione che stesse accadendo qualcosa di diverso da ciò che conosciamo nel nostro mondo. A volte è più grande di tutti noi, e non è il momento per noi di conoscerlo. Lascialo stare fino a quando non arriva il momento giusto.  Se hai un blocco, lasciagli il suo tempo per sciogliersi. Non forzare, è lì per un motivo. Se l’ipnosi è l’unico modo, allora deve avvenire in condizioni controllate e con un professionista preparato in psichiatria e in ipnosi».

P.M.: Rimpiangi di esserti fatta avanti in pubblico?

R.R.: «Mi dispiace che i media non riescano a presentare le informazioni con la stessa sensibilità che avrebbero nei confronti del racconto di una vittima di stupro, e che attraverso la cattiva presentazione il pubblico ci veda come qualcosa di cui ridere, o dei freak. Con la giusta presentazione, il pubblico vedrebbe il lato serio di queste cose e non ne riderebbe. Ancora oggi possono accettare facilmente una storia di fantasmi, o un evento religioso, ma la semplice menzione di “alieni” li fa ridere, sghignazzare sotto i baffi quando gli passiamo vicino. Almeno quando la mia storia è stata resa pubblica, si spera abbia fatto sì che altri, che si erano persi, abbiano potuto rendersi conto di non essere soli. Altri, che hanno avuto esperienze non importa di quale natura, potrebbero essersi rincuorati, rendendosi conto che non stavano diventando pazzi, perché stava accadendo loro qualcosa di cui non potevano parlare con nessuno. Se ho aiutato anche solo una persona a gestire queste esperienze, allora ne è valsa la pena e non lo rimpiango».

 

P.M.: Guardando indietro, oggi, quale pensi che sia la natura e l’origine della tua esperienza?

R.R.: «Credo ci si potrebbe scrivere un libro, tanto è complesso. Ancora oggi mi sento divisa tra due teorie. La mia parte logica mi dice che noi (il mio ragazzo e io) fummo inavvertitamente presenti quando un velivolo sperimentale utilizzò una qualche forma di tecnologia sconosciuta che funzionò male. Non si schiantò, ma qualcosa andò storto e noi ci trovavamo nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Tuttavia, ho ancora dei ricordi molto vividi degli esseri e di altre cose sul velivolo, e quindi resta la seconda teoria, secondo la quale si è trattato di alieni reali, per quanto non nel mondo in cui viviamo e non necessariamente dallo spazio esterno, ma da altri mondi alieni.

In entrambi i casi si è trattato di tecnologia non del mondo che conosciamo. Potrebbe essere inter-dimensionale, perché vi sono molte profondità e altezze nello spazio in cui viviamo, molte fasi. Una di queste è quella fantasma, o mondo degli spiriti, ad esempio. La mia domanda principale però rimane. Perché io? Ho scoperto, poco prima che mia madre morisse, che anche lei aveva avuto esperienze, che sono state corroborate appena prima della morte di mio padre. Indipendente e non sapendo assolutamente della mia esperienza o che mia madre mi avesse raccontato della sua, lui mi rivelò i ricordi suoi e dei suoi fratelli, che risalgono a poco prima del mio concepimento.

Questo mi porta a credere che forse ci sono alcune linee del genere umano monitorate per motivi di cui non siamo a conoscenza. Potrei scrivere un libro sulle informazioni che ho, ma i fatti concreti sono che ho delle cicatrici, e un trascorso medico. Quello che abbiamo vissuto è stato reale e non vi era nulla che io conoscessi o che sia emerso dalle mie indagini che avrebbe potuto manovrare quel velivolo, in quel modo. Questi fatti da soli indicano che entrambe le teorie potrebbero essere giuste».

 


P.M.: Cosa vorresti rispondere agli scettici che respingono tutti i resoconti?

R.R.: «Penso che questo lo riassuma bene: “Quando hai eliminato l’impossibile, ciò che rimane, per quanto improbabile, deve essere la verità”. Sherlock Holmes. Metto sullo stesso piano i due opposti: coloro che hanno detto che quella notte ho visto la luna, anche se la luna non c’era, e le persone, come quelle che ho incontrato nel club UFO, che credono senza fare domande che una luce nel cielo sia per forza un UFO, anche se, in verità, non è altro che una luce. Ho passato molti anni ad analizzare la mia esperienza con occhi distaccati, cercando la verità. Non mi importa quello che (gli scettici) vogliono credere, ma ritengo che dovrebbero considerare ogni caso come individuale e non cercare di etichettarli come tutti uguali, perchè è esattamente questo, un’esperienza unica per ognuno. Ci è stato fatto un dono, la possibilità di vedere una nuova vita, un nuovo modo in cui  funziona l’universo. Chi siamo noi per giudicare il perché? E chi sono gli scettici per dire che non è  successo, se questo arricchisce la nostra vita e non fa male a nessuno?»

Ero e sono ancora grato a Rosalind per aver raccontato pubblicamente la sua esperienza e per avermi permesso di condividerla sia nel mio libro che in questo articolo. Non pretendo di avere le risposte alla esperienza di abduction e qui sono state rirportate alcune sue sagge parole Non  ho dubbi però che Rosalind Reynolds abbia vissuto l’esperienza di ciò conosciamo come “alien abduction”. Ne sono sicuro. Se avete vissuto un’esperienza del genere, e non siete sicuri di volerla  rendere pubblica, allora forse le parole di Rosalind vi possono essere d’aiuto.

Rosalind Reynolds oggi ha 51 anni e vive con suo figlio di 11, Nathaniel, nel Lincolnshire. Un genitore single che gestisce la propria attività ed è un noto allevatore di cani e giudice di gare canine.

FOTO 2 book

 

Nel 2013 ho pubblicato il mio primo lavoro di fiction intitolato Once Upon a Missing Time – A Novel of Alien Abduction. Sebbene si tratti di fiction, questo libro è vagamente basato su una serie di casi di di incontri ravvicinati nel Regno Unito. Quello di Rosalind non è che uno di questi che ha avto una grande influenza sul romanzo. Il testo è disponibile anche in edizione economica, Kindle,  su Amazon.

articolo scritto da Philip Mantle per X-Times

Per gentile concessione di Alberto Forgione (Direttore artistico delle riviste X-Times e Fenix)

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