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LA VITA DOPO!! Todi – territori centrali 2040, un racconto di Raimondo Astarita

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Le grandi città ormai invivibili non offrivano niente altro che problemi di inquinamento, di convivenza difficile con le persone e file interminabili per l’approvvigionamento dell’acqua, diventato il grande problema dell’esistenza di tutti. La grande epidemia del 2019 aveva cambiato il modo di vivere di ognuno di noi. L’acqua scarseggiava. Le falde acquifere erano quasi totalmente inquinate. Il caldo era sempre più opprimente, gli incendi avevano distrutto gran parte dei boschi e delle foreste e aveva portato ad un rapido scioglimento dei ghiacciai e alla successiva scomparsa delle principali città costiere.

Londra, Amsterdam, Lisbona, le principali della costa Atlantica francese, Oslo, Stoccolma e tante altre non esistevano più. Nel resto del mondo la situazione era stata altrettanto disastrosa. Le popolazioni erano scappate nei territori interni, lontano dalle coste prima dell’ultima devastante inondazione del 2030, che  aveva visto l’innalzamento dei mari anche nel bacino del Mediterraneo.
Erano state colpite duramente anche città costiere italiane come Genova, Venezia, La Spezia, Ancona, Bari e Palermo. A Roma il Tevere era esondato paurosamente e la maggior parte dei quartieri non erano più vivibili. Chi aveva trovato rifugio nelle campagne, forse troppa gente, si era scontrato con realtà altrettanto difficili. Anche qui pozzi con minime riserve idriche e fiumi quasi prosciugati. Non c’era spazio per tutti e vi erano quotidiani scontri per la sopravvivenza.
Dopo la caduta dei governi locali, il governo europeo, o quello che rimaneva del mondo politico, si era trasferito in una località a ridosso delle Alpi Svizzere e da lì cercava di dare direttive ormai poco ascoltate. La popolazione mondiale si era ridotta drasticamente. Non più di un miliardo di persone
erano sopravvissute.

Territorio dell’estremo Nord – oggi 19 novembre 2040 L’enorme porta di acciaio che bloccava l’accesso all’entrata era stata chiusa da poco. Erano circa un centinaio i fortunati che avevano trovato la strada per i territori intraterreni. I Pleiadiani vi avevano trovato rifugio dopo una delle guerre atomiche che milioni di anni prima avevano devastato anche la terra, oltre che Marte e gran parte della luna. Già, la luna, il sogno di tutti.
Dopo le grandi inondazioni del 2030 le Nazioni che guidavano l’economia della terra erano India, Cina, Russia, Corea e Svizzera che furono costrette ad ammettere l’esistenza di basi sotterranee “umane” sulla luna condivise con rappresentanti “non umani” di altri pianeti del nostro sistema solare ed a rivelare la presenza di un mondo sotterraneo all’interno del nostro pianeta.

Qui vivevano da sempre colonie di “non umani” provenienti dalle Pleiadi e dalla stella Sirio.

Raggiungere le porte di accesso ai territori intraterreni era privilegio di pochi. Due erano conosciute e si trovavano tra le montagne dei Poli. Quasi impossibile arrivarci. Eventuali spedizioni e tentativi di entrata erano gestiti esclusivamente dai militari del NAM (Nuova Alleanza Mondiale) che possedevano i mezzi adeguati a raggiungerle. Si vociferava di altre cinque porte di accesso, una nei territori centrali di quello che rimaneva dell’Italia. Degli attuali territori centrali fa parte quella che è sempre stata considerata una delle zone più verdi e più belle d’Italia: l’Umbria.
La posizione centrale e il non contatto con il mare l’avevano preservata dai disastri naturali del 2030.
La montagna più rappresentativa dei territori centrali era il Subasio che con i suoi 1.300 metri  ospitava nei suoi versanti Assisi e Spello, città francescane per eccellenza.
Nathan si era allontanato da Roma durante il primo anno della pandemia, quando nella città la situazione era ormai disperata. Si era rifugiato a Todi, che inerpicata su un alto colle si era difesa dall’esondazione del Tevere e dalla distruzione della diga sul lago di Corbara che aveva creato alle sue pendici un’inospitale zona paludosa.

Monte Subasio

Il progetto di attraversare la grande palude l’aveva preparato con cura con due suoi amici fidati: due frati francescani. Il manoscritto che Padre Fortunato aveva tradotto dal sumero antico era un tesoro inestimabile. Conteneva l’indicazione di dove trovare la terza porta d’accesso. Dopo anni di studio di antiche mappe cartacee e di confronto di dati, il responso era arrivato. Nessuna certezza ma la porta d’accesso poteva celarsi all’interno del Monte Subasio.
Il Vaticano da anni cercava quelle carte. Erano stati inviati emissari ovunque per trovarle e distruggerle. Come raggiungere i territori intraterreni doveva rimanere un segreto.
Frate Fortunato e Frate Lorenzo da anni si erano rifugiati nell’antico Monastero Benedettino, poi Istituto Agrario oggi adibito a ricovero di poveri e sfollati. Ora erano pronti. Scelsero il buio più profondo della notte per allontanarsi da Todi. Nathan li attendeva fuori le mura.
Raggiungere le pendici del Subasio non fu facile, le poche strade ancora esistenti erano presidiate dai militari e dovevano essere accuratamente evitate.
Assisi era lì, intatta nel suo splendore e come preservata dalla cupezza dei tempi. I raggi del primo sole accarezzavano il candore dei palazzi accanto alla Basilica. Era come tutto sospeso. La luce cominciava il suo dominio sul mondo. Le tre figure raggiunsero il lato destro della Basilica. Sapevano come muoversi, i due frati avevano speso gran parte della loro vita in quei luoghi e non si potevano sbagliare. Del resto le indicazioni erano chiare: il terzo paradiso, l’anello centrale, il bosco di San
Francesco. Il terzo paradiso è un’opera realizzata da un famoso artista, Michelangelo Pistoletto, nel decimo anno del secondo millennio. Era lì il punto di raccolta per i pellegrini che venivano in visita alla Basilica e al famoso bosco del Santo. Oggi solo rovi e sterpaglie.

Il famoso artista Michelangelo Pistoletto

Avevano deciso di portare poche cose per non appesantire gli zaini. Padre Fortunato non aveva resistito a portare con se’ un piccolo crocifisso ligneo, per lui portafortuna di una vita e tesoro di fede da mostrare ad eventuali popoli sconosciuti.
“La fede varca ogni confine materiale” diceva sempre il frate a Nathan che spesso lo andava a trovare in Basilica per confrontarsi su idee e progetti. Facendosi faticosamente strada tra rocce e cespugli ecco finalmente il centro del bosco. Il terzo paradiso. Tre anelli concentrici di cui uno più grande nel mezzo. Gli anelli in passato erano formati da ulivi intrecciati, oggi solo spuntoni di legno.
La luce dell’alba stava ormai lasciando spazio a raggi più intensi che penetravano nella boscaglia. Erano le 06.35 del 20 novembre 2040. Durò un attimo. Una luce abbagliante proveniva da quello che in passato doveva essere il centro dell’anello concentrico più grande. Era come un segnale di luce intensissimo. Si accese e spense tre volte. I tre amici si guardarono sorpresi, meglio non parlare, non sarebbe stato prudente. Qualcosa si aprì accanto ai resti di un vecchio ulivo. Rimasero sbalorditi. Era come se tanti frammenti di nuvole fossero state messi in fila come gradini per non farli cadere. Quello che videro non appena entrati fu qualcosa di indescrivibile. La terza porta si chiuse. Non sarebbero più tornati indietro.

di Raimondo Astarita

Raimondo Astarita  (giornalista pubblicista esperto di comunicazione, collabora con aziende pubbliche e private per le strategie di comunicazione ed i rapporti istituzionali)