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La ‘Nanotecnologia’ è stata scoperta nella Roma Antica 1700 anni fa. La misteriosa Coppa del Licurgo!

Secondo gli scienziati, la nanotecnologia è stata scoperta nella Roma antica circa 1.700 anni fa, e non è una delle tante tecnologie moderne attribuite alla nostra società per cosi dire…tecnologicamente evoluta. Un calice prodotto tra il 290 e 325 è la prova definitiva che dimostra come culture antiche, hanno utilizzato tecnologia avanzata migliaia di anni fa.

 
La nanotecnologia è probabilmente uno delle più grandi pietre miliari degli ultimi decenni. L’esplosione tecnologica ha permesso all’uomo moderno di lavorare con i sistemi tra cento e un miliardo di volte più piccolo di un metro. Tuttavia, l’inizio delle nanotecnologie risale almeno a1700 anni fa.

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Dove sono le prove? Ebbene, una reliquia che risale ai tempi dell’impero romano, conosciuta come la “Coppa del Licurgo”, sembra dimostrare che gli artigiani romani sapevano usare nanotecnologie 1600 anni fa. La Coppa Licurgo è una rappresentazione (e dimostrazione) eccezionale di tecnologia antica.

La coppa Licurgo è considerata tra gli oggetti in vetro più tecnicamente sofisticati, prodotti prima dell’era moderna. Gli esperti credono fermamente che il calice che è stato prodotto tra il 290 e il 325 è la prova definitiva che dimostra quanto sia geniale la lavorazione artigianale.

Infatti il vetro dicroico scompone la luce a seconda della lunghezza d’onda e i colori vengono poi propagati in direzioni diverse. Questo fa in modo che l’osservatore veda l’oggetto con colori cangianti. Infatti il vetro della famosissima coppa assume una colorazione diversa a seconda che,vuota, sia illuminata da davanti e in tal caso il colore è verde o dall’interno (quindi da dietro il vetro) e in tal caso assume una colorazione rossa. La spiegazione scientifica scoperta negli anni novanta esaminando un frammento del vetro è che gli artigiani di epoca romana impregnarono il vetro con particelle d’oro e argento piccole fino a 50 nanometri, circa un millesimo del diametro di un granello di sale da cucina. 

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Uno scienziato di nome Gang Logan Liu, ingegnere presso l’Università dell’Illinois a Urbana-Champaign, ha intuito che le caratteristiche cromatiche potevano dipendere non solo dal vetro, ma anche dalle caratteristiche del liquido contenuto nel calice. Non potendo utilizzare la coppa per fare esperimenti, ha avuto l’idea di utilizzare una superficie di plastica piccola come un francobollo irruvidita con miliardi di fossette che ha spruzzato con nanoparticolato d’oro o d’argento creando così una matrice costituita da miliardi di microscopiche coppe di Licurgo. I risultati sono stati notevoli perché si ottengono colorazioni diverse a seconda del liquido messo a contatto, per esempio olio oppure una soluzione zuccherina o salina d’acqua. La cosa veramente importante è che la sensibilità alla concentrazione delle soluzioni è 100 volte superiore a quella degli attuali sensori commerciali utilizzanti una tecnologia simile. La cosa potrebbe rivelarsi estremamente utile in futuro per costruire sensori medici di basso costo capaci di individuare patogeni nella saliva o nell’urina.

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Gli artigiani in epoca romana, quindi,  vengono definiti pionieri della nanotecnologia e indirettamente come ci sono voluti secoli e lo sviluppo di tutta una batteria di altre conoscenze parallele affinché una tecnica empirica usata per curiosità ed estetica fosse rivelata e si mostrasse potenzialmente utile per applicazioni ben più importanti. Questo succede anche in altri campi dove talvolta occorrono parecchi decenni per sviluppare una tecnologia utilizzabile e rivoluzionaria partendo da una scoperta o un’invenzione. Ci vengono in mente alcuni film o libri dove come fosse niente i protagonisti si mettono ad utilizzare e modificare in breve tempo, magari pochi anni, strani manufatti di origine aliena. Probabilmente le cose non sarebbero così facili, neanche se venisse fornito il manuale d’utilizzo già tradotto in inglese. Un parallelo più realistico e attuale è quello che è accaduto spesso nei decenni passati: una tecnologia avanzata data ad un paese arretrato può non essere gestibile dalla popolazione che non riesce ad utilizzarla o diventa dipendente dal fornitore del sistema.

Il Prof. Gang Logan Liu ha dichiarato : «I romani sapevano come fare e utilizzare nanoparticelle per l’arte bella”, dice Liu. “Abbiamo voluto vedere se questo potrebbe avere applicazioni scientifiche. Sicuramente la tecnologia che hanno usato gli antichi romani era di sicuro una tecnologia molto sviluppata che solo oggi sta trovando serie applicazioni in tutti i campi, come ad esempio medicina, ingegneria e astronautica”.

Redazione Segnidalcielo

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