Disastri Ambientali Minaccia Biologica

La mappa del rischio chimico per laghi e fiumi d’Europa. A Dublino è allarme batterio che divora la carne dei bagnanti!

Metà dei bacini idrografici del continente rischia una perdita di biodiversità per colpa dell’eccessiva presenza di composti chimici organici.  A contribuire al problema sono in primo luogo i pesticidi, di gran lunga la prima causa dei fenomeni di inquinamento acuto.

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La mappa del rischio chimico per laghi e fiumi d’Europa

A essi si affiancano le vernici antivegetative che percolano dalle barche, i ritardanti di fiamma e gli idrocarburi policiclici aromatici, che influiscono maggiormente sull’inquinamento cronicoMetà dei bacini idrografici del continente rischia una perdita di biodiversità per colpa dell’eccessiva presenza di composti chimici organici. A contribuire al problema sono in primo luogo i pesticidi, di gran lunga la prima causa dei fenomeni di inquinamento acuto. A essi si affiancano le vernici antivegetative che percolano dalle barche, i ritardanti di fiamma e gli idrocarburi policiclici aromatici, che influiscono maggiormente sull’inquinamento cronico.

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Quasi metà delle acque dolci di tutta Europa vede minacciata la propria integrità ecologica dalla presenza di sostanze chimiche organiche che ne mettono a rischio la biodiversità. E’ quanto risulta dalla prima valutazione su scala continentale del rischio chimico complessivo dei corpi idrici, che ha preso in esame i tre principali gruppi di organismi che vivono negli ecosistemi di acqua dolce (pesci, invertebrati e alghe).

Lo studio – realizzato da ricercatori dello Helmholtz-Zentrum per la ricerca ambientale di Lipsia e dell’Università di Coblenza-Landau, e pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” – ha esaminato le concentrazioni di 223 prodotti chimici rilevate dalle diverse autorità nazionali in 4001 siti distribuiti su 91 bacini idrografici europei, per poi definire, sulla base del livello di tossicità delle varie sostanze, due soglie di rischio – una di rischio acuto e una di rischio cronico – per ciascun tipo di organismo.
Dall’analisi dei dati è risultato che nel 14 per cento dei siti le sostanze chimiche organiche potevano provocare effetti letali per gli organismi, e nel 42 per cento causare effetti cronici. Su scala regionale, i paesi del Nord Europa appaiono maggiormente a rischio, ma gli autori osservano che questo risultato potrebbe essere frutto di una distorsione sistematica, dato che quei paesi tendono a monitorare regolarmente un numero superiore di sostanze chimiche organiche rispetto alle nazioni dell’Europa meridionale.

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I pesticidi sono responsabili dell’81 per cento dei superamenti della soglia di rischio acuto per i pesci, dell’87 per cento di quella per gli invertebrati e del 96 per cento di quella delle alghe. Nonostante la forte regolamentazione e i progressi tecnologici in termini di specificità e di degradabilità dei pesticidi – osservano gli autori – questi continuano a minacciare le specie che non sono il loro bersaglio.

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Le principali altre sostanze organiche che incidono significativamente sul rischio acuto sono alcuni agenti antivegetativi, che percolano nelle acque dalle vernici con cui sono trattate le imbarcazioni; alcune sostanze usate come ritardanti di fiamma nei prodotti di consumo; e gli idrocarburi policiclici aromatici, che vengono rilasciati dai prodotti petroliferi o dalla combustione di sostanze organiche. Pur avendo un impatto acuto minore dei pesticidi, questi ultimi gruppi di sostanze non sono meno preoccupanti per la loro persistenza e la biomagnificazione, ossia per la loro tendenza a essere accumulati negli organismi e risalire progressivamente nella catena alimentare contribuendo così in maniera importante al rischio cronico.

La valutazione, osservano gli autori, probabilmente sottostima del rischio perché alcuni siti sono stati monitorati solo per un sottoinsieme di prodotti chimici organici. Questi risultati suggeriscono che sia necessario intraprendere misure di protezione ambientale più incisive per mitigare gli effetti dell’inquinamento organico a livello continentale.

 

Batterio che divora la carne dei bagnanti: madre ferita. “Vietate la balneazione”

Farsi un bagno nel Liffey, il fiume che passa per Dublino e sfocia poi nel mare passando per i Doks della capitale della Verde Irlanda è molto pericoloso. Chi l’avrebbe mai detto visto che il Paese, con solo 5 milioni di abitanti, uno con la più bassa densità di popolazione in Europa per Km quadrato, è reputato da molti come il regno della natura.

Eppure, secondo quanto ha denunciato una mamma di Dublino, un batterio aggressivo nelle acque del fiume Liffey è in grado di mangiare la carne dei bagnanti, un grave episodio di inquinamento idrico. Tradizionalmente a Dublino le acque del fiume diventano un luogo balneare con la bella stagione ma un ragazzo, dopo essersi immerso con la tuta, ha avuto gravi conseguenze.
Un batterio, molto aggressivo, ha divorato parte della sua carne creando un’infezione molto dolorosa e aggressiva. La donna (madre del ragazzo) ha chiesto di rendere assolutamente vietata la balneazione in quelle acque: “Potrebbero vernire fuori altri casi, potrebbero esserci conseguenze ben più gravi”.

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il batterio che ha causato la lacerazione dei tessuti, divorandoli

Il batterio, sconosciuto ai virologi,  divora qualsiasi parte del corpo,  creando un’infezione molto dolorosa e aggressiva. Ora le autorità locali, il Ministero della Sanità e l’Istituto di Igiene, si stanno dando da fare per scoprire che tipo di batterio ha causato le ferite gravissime al ragazzo.

Redazione Segnidalcielo

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