UFO

Gli extraterrestri usano la tecnologia degli Stargate per viaggiare tra le stelle!

Grazie al film Interstellar molti lettori ci hanno scritto in merito alle scoperte dei Wormholes e dei ponti di Einstein-Rosen, comunemente chiamati STARGATE. Cominciamo ad analizzare un Worm Hole o cunicolo spazio-temporale. Questo cunicolo o portale permetterebbe di attraversare enormi distanze da un punto all’altro dell’Universo e sicuramente astronavi extraterrestri, dotate di tecnologia in grado di creare l’effetto di “Singolarità”, possono creare questi ponti spazio-temporali e dimensionali, sfruttandoli per attraversare il cosmo a velocità impensabili.

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Chi ne parla spesso, oltre al sottoscritto, è il fisico svizzero Nassim Haramein nelle sue teorie e in particolare quella definita ”Holofractographic Universe theory” sulla presenza di Wormholes nelle stelle, che potrebbero essere già in uso da civiltà extraterrestri come dimostrato in questo video. I signori delle stelle sono in possesso di questa tecnologia, che consente di sfruttare i wormholes, passando da un punto all’altro dell’Universo.

UN ESEMPIO DI STARGATE NELLE PITTURE RUPESTRI

Un gruppo di antropologi, che lavorava con le tribù di montagna in una zona remota dell’India, ha fatto una scoperta sconvolgente. Intricate pitture rupestri preistoriche, che raffigurano extraterrestri e velivoli simili agli UFO. Le immagini furono scoperte nel distretto di Hoshangabad (Stato di Madhya Pradesh), a soli 70 chilometri dal centro comunale di Raisen. Le grotte sono nascoste nel profondo di una fitta giungla.

stargate pittura rupestre

La figura più chiara è quella che potrebbe rappresentare un extraterrestre in tuta spaziale, che può essere visto nei dipinti della grotta assieme ad un velivolo che dalla forma ci ricorda un classico disco volante. Questo disco sembra emettere qualcosa di luminoso verso il basso o un raggio di qualche tipo, nel quale si potrebbe identificare un antico scenario di “UFO Interaction” o interazione con UFO. Un campo di forza o una traccia di qualche tipo è stata identificata nella parte posteriore del disco. Inoltre, nella parte alta della pittura è visibile un altro oggetto che potrebbe rappresentare un wormhole. Questo spiegherebbe come gli extraterrestri siano giunti sulla Terra.

GLI STARGATE DEL SOLE

Nassim Haramein è nato nel 1962 a Ginevra, in Svizzera, è uno storico e ricercatore scientifico multidisciplinare, filosofo e leader del Project Resonance o Progetto di Risonanza. E’ noto per la sua ricerca e la costruzione di una teoria unificata della struttura dell’Universo chiamata appunto Teoria della Grande Unificazione di Campo.
Nassim asserisce che il Sole crea le macchie solari, che sono come piccoli fori neri, non sono macchie come tutti possono pensare, ma riflettono il vero aspetto di un buco nero nel Sole, una sorta di vortice spazio-temporale che dura per settimane o mesi e poi si chiude.  Questo buco nero o “finestra” spazio-temporale non sarebbe altro che una sorta di porta o Stargate, attraverso il quale si può viaggiare attraverso mondi e dimensioni sconosciuti all’Uomo.

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Secondo Nassim Haramein, quasi una volta a settimana avviene una singolarità, ovvero la creazione e la conseguente apertura di un buco nero (Wormhole) sul Sole. Civiltà extraterrestri multi-dimensionali che desiderano un accesso avanzato nel nostro sistema solare, con buchi neri grandi come la Terra, possono farlo sfruttando appunto lo Stargate del nostro Sole creando una “Singolarità”.

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Secondo il ricercatore, tutti i corpi celesti hanno il loro buco nero e anche la Terra nel suo interno ne possiede uno, da qualche parte. Un piccolo buco nero che è quello che genera tutte le energie e le forze del pianeta. Le finestre di questi buchi neri sono i vulcani, come quello del Popocatepetl dove spesso vengono avvistati UFO di enormi dimensioni che entrano nello Stargate creato proprio sulla cima del vulcano o nelle vicinanze di questo.
Proprio come gli atomi hanno la loro unicità, quindi ogni corpo celeste, sia esso una stella o un pianeta, funzionano molto similmente al concetto dello Stargate di Ferlini. Tutti i corpi celesti creano singolarità. Stelle, pianeti, sistemi planetari e galassie ruotano su se stesse e creano il Vortex, un vortice di energia gravitazionale che potrebbe a sua volta portare alla creazione di svariate singolarità o Stargate. Questi vortici esistono anche nell’atmosfera terrestre e nel campo magnetico della Terra e li chiamano X-Point. Un X-Point è una variazione (o vortice) nella struttura o tessuto spazio-temporale-dimensionale (singolarità) che il prof. Ferlini chiamava phase shifting.

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Rammentiamo che lo Stargate del prof. Ferlini veniva descritto con quattro magneti permanenti (o elettromagneti) montati su quattro slitte in legno. Questi quattro magneti, messi ad una certa distanza tutti insieme, creano un campo di torsione (phase shifting) o vortice di energia torsionale, che crea appunto uno Stargate o portale dimensionale. Un corpo celeste, come ad esempio il nostro pianeta, possiede le stesse caratteristiche del portale di Ferlini. La Terra possiede il suo campo magnetico (o griglia magnetica) e come tale crea un vortice per l’apertura di Stargate, così anche il Sole.

Un team internazionale di scienziati ha scoperto dei vortici spazio-temporali

Tempo fa un team di scienziati ha scoperto vortici spazio-temporali simili ai buchi neri, ma che si trovano sulla Terra. Secondo uno studio recente, i vortici si trovano nel Sud dell’Oceano Atlantico e agiscono similmente ai fenomeni cosmici dei buchi neri. I buchi neri sono regioni dello spazio-tempo in cui la gravità è abbastanza forte da impedire qualsiasi fuoriuscita, anche della luce. Una recente scoperta è stata realizzata dai ricercatori della NASA che hanno individuato nel campo magnetico della Terra punti di connessione con il Sole.

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“Noi li chiamiamo X-Point, o regioni di diffusione di elettroni “, spiega il fisico  del plasma Jack Scudder della University of Iowa. “Sono luoghi in cui il campo magnetico della Terra si connette al campo magnetico del Sole, creando un percorso ininterrotto che conduce dal nostro pianeta verso l’atmosfera del Sole a 93 milioni di miglia di distanza.” La NASA ora vuole sfruttare i “Portali” o Punti X per viaggiare nel cosmo, e lo fa studiando più da vicino questi Gate magnetici che dovrebbero funzionare come dei veri Stargate o Wormholes, che collegano luoghi lontani dal nostro sistema solare.

Ma questi Punti X o portali esistono anche sulla Terra e lo hanno dimostrato due scienziati, George Haller dell’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia di Zurigo e Francisco Beron-Vera, dell’Università di Miami in Florida, che hanno trovato dei buchi neri nelle acque turbolente dell’Atlantico. I fisici hanno visto che il bordo dei vortici spazio-temporali, che si formano in zone di turbolenza, viene solitamente rappresentato da un’ampia cintura di una sostanza luminosa che assomiglia alla sfera di un fotone che circonda il buco nero senza penetrare all’interno (zona di creazione della singolarità).

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Beron-Vera e Haller hanno dimostrato scientificamente questa similitudine per descrivere il comportamento dei vortici nei fluidi turbolenti utilizzando gli stessi principi matematici che descrivono il fenomeno dei buchi neri, nelle regioni dello spazio-tempo in cui la gravità è abbastanza forte da impedire qualsiasi fuga di sostanze, compresa la luce. Secondo il sito Technology Review, Beron-Vera e Haller hanno effettuato delle indagini sulle correnti nel sud-ovest dell’Oceano Indiano e del Sud Atlantico.

In questa parte di oceano vi è un fenomeno ben noto chiamato “fuoriuscita Agulhas”, che proviene dagli attuali Agulhas dell’Oceano Indiano. “Al termine del suo flusso verso sud, questa corrente gira su se stessa, creando vortici occasionali nell’Atlantico meridionale”, dicono gli scienziati. Gli specialisti, nella loro ricerca, hanno utilizzato immagini satellitari per individuare i potenziali buchi neri analogici del Sud Atlantico, immagini documentate tra novembre 2006 e febbraio 2007. Il risultato ha rivelato che in questo periodo di tre mesi è stato trovato un totale di otto “candidati” per essere chiamati “buchi neri o fori di terra”.

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“Abbiamo trovato le cinture fotoniche delle aperture di questi vortici, eccezionalmente coerenti, nell’Atlantico meridionale, ovvero siamo riusciti a documentare gli analoghi campi di fotoni che si trovano attorno ai buchi neri”, hanno concluso i due scienziati.

Questo è un risultato interessante che potrebbe avere implicazioni significative per la nostra comprensione del modo in cui le correnti oceaniche trasportano materiale e, dal momento che tutto ciò che entra in questi buchi neri non può uscire, questo dovrebbe intrappolare qualunque tipo di spazzatura, olio o addirittura l’acqua stessa, spostando il tutto su vaste distanze. “Oltre all’equivalenza matematica ci sono anche ragioni per l’osservazione e la visualizzazione coerente dei mulinelli nei buchi neri”, commentano Beron-Vera e Haller.

La ricerca solleva anche la possibilità di analoghi buchi neri in altre condizioni naturali, come negli uragani, e anche in altri oggetti spaziali. Pertanto, gli scienziati suggeriscono che, ad esempio, la Grande Macchia Rossa di Giove, la gigantesca tempesta nell’atmosfera del pianeta, può essere il più grande e famoso buco nero del sistema solare.

di Massimo Fratini

Redazione Segnidalcielo

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