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Deep Impact: il nostro sistema solare è entrato nella “Zona Oscura” galattica

L’Estinzione nella storia del nostro pianeta in qualche modo viene distribuito in modo non uniforme, ciò impedisce di assumere una qualche connessione con gli eventi e fattori extraterrestri. Nel tentativo di capire cosa potesse essere, gli scienziati hanno proposto una teoria che vede l’estinzione della specie Umana, associata alla traiettoria del sistema solare attraverso le braccia della Via Lattea.

Il nostro sistema planetario, una volta ogni  200 milioni di anni, effettua una rivoluzione completa intorno al centro galattico. Durante gli anni il sistema solare passa attraverso i bracci a spirale della Via Lattea. Tra un braccio galattico ed un altro vi è una zona oscura denominata Dark Rift e in questa zona, durante il passaggio del nostro siostema planetario possiamo trovare una elevata densità di stelle e gas interstellari. In questo tratto oltre ai gas interstellari ci sono comete, asteroidi e molti altri detriti spaziali.

Combinando i dati di oggi sulla velocità del sistema solare intorno al nucleo galattico con i fossili, gli esperti, guidati da Miroslav Filipovic che lavora presso la University of Western Sydney (Australia), ha ottenuto un risultato divertente. Quasi tutte le intersezioni con i bracci a spirale coincidono con periodi di gravi estinzioni, tra tali eventi mostruosi sono ad esempio come il Cretaceo-Paleogene (66 miliardi di anni fa), Triassico (200 milioni di anni fa), aprendo la strada ai dinosauri, Permiano, Tardo Devoniano, e l’estinzione Ordoviciano Tardo così come sono sate cinque intense collisioni più piccole di asterooidi durante lo stesso periodo. Questa coincidenza potrebbe essere un caso, ma gli autori ritengono che il lavoro svolto, ha portato solo ad una probabilità di 0.611 – che è solo 0,36%. Ovviamente, il passaggio tra le braccia della galassia non ha ben influenzato e in modo positivo, sulle specie esistenti.

Estinzioni di massa coincidono con sospetto con il passaggio della Terra attraverso i bracci a spirale della Via Lattea

Il passaggio attraverso le zone del Dark Rift aumenta notevolmente la probabilità di svariati incontri ravvicinati con oggetti spaziali come Comete, Asteroidi e piccoli planetoidi, che potrebbero portare agli eventi, in linea di principio, in grado di distruggere la maggior parte degli organismi viventi nel più breve tempo possibile. La maggior parte degli studiosi sono anche attratti da un’altra opzione: perturbazioni a causa dell’influenza gravitazionale dell’ambiente stellare denso, potrebbe violare la stabilità della nuvola cometaria (Nube di Oort) alla periferia del sistema solare, spingendo in tal modo una grande cometa ha colpire il pianeta Terra. Tutto questo può anche portare a conseguenze spiacevoli per la Terra.

Ad esempio, nel 1994 una solo cometa che cadde su Giove, nel momento dell’impatto, nella sua atmosfera fu generato un  rilascio di energia pari a 6 milioni di megatoni (360 milioni di bombe di Hiroshima), che è centinaia di volte più forte di tutto l’arsenale nucleare terrestre e di 12 milioni di volte più potente dell’esplosione della meteora di Chelyabinsk.

Dato che la cometa era originariamente di soli 5 km di diametro, si può presumere che in passato la Terra fu colpita da comete e detriti con una forza di impatto potente. Questa storia rispecchia la teoria della periodica “lapidazione” della vita terrena.

Si noti, tuttavia, che questi non sono tutti i possibili meccanismi di impatto durante il passaggio dei bracci a spirale della galassia Via Lattea.

Il fisico danese Henrik Svensmark, ha dichiarato che vi è un forte aumento dei raggi cosmici in atmosfera terrestre che provoca la formazione di nubi più attive, che danno origine a condizioni meteo molto pericolose e portando alla crescita del  raffreddamento e alla diminuzione dell’albedo del pianeta. In teoria, tutto questo potrebbe portare ad un altrettanto forte cambiamento climatico e l’estinzione associata. Allo stesso tempo, non si può negare la possibilità di altri meccanismi non ancora venuti a conoscenza agli scienziati.

Ovviamente, la comunità scientifica dovrà considerare tutte le altre alternative: si dovrebbe sapere che tipo di riparo si possa fare scavando nel proprio cortile un bunker. Lo studio è stato pubblicato dalla Astronomical Journal e questa teoria si può leggere sfogliando il giornale online.

Redazione Segnidalcielo

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