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Crop Circle: “interazione con le energie” del Pittogramma di Etchilhampton

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La testimonianza che oggi pubblico su Segnidalcielo, proviene da Ugo Argenton,  ricercatore affiliato al CSETI di Steven Greer, che il 26 Luglio 2011 ha fatto visita al Crop Circle di Etchilhampton. Proprio nel campo dove è comparso il pittogramma, Ugo si è unito al gruppo del CSETI, coordinato dalll’amico  Steven Greer, dove ha avuto una esperienza incredibile all’interno della formazione.

Ho avuto modo di visitare il pittogramma, alcuni giorni prima, (appena questo si era manifestato)  insieme al mio gruppo di 30 persone del Crop Tour 2011-Segnidalcielo.  Ebbi modo di avere esperienze di avvistamenti UFO e sfere di luce all’interno di molti dei pittogrammi comparsi nel 2011, in questa meravigliosa zona del Wiltshire, dove, non a caso,  viene attraversata dalla famosa Ley Line di San Michele. L’esperienza che ho avuto all’interno del crop di Etchilhampton, fu emozionante.

Un pittogramma di una grandezza a dir poco incredibile (200 metri circa) con gli steli e le spighe ripiegate e intrecciate su se stesse, dove si potevano riscontrare, sempre attaccati alle spighe,  gli esoscheletri degli insetti (mosche etc..), come se fossero stati esposti ad un irraggiamento energetico simile alle microonde. Ma sono sicuro, e parlo da esperto in materia, che non erano microonde. Ho avuto modo di registrare dei suoni misteriosi al centro e in periferia del pittogramma, suoni che sembrano, tanto per fare un esempio, simili al “Frinire” delle cicale. Ascoltando questi suoni ripetutamente e stazionando all’interno dei crop circle, ho avuto la sensazione che questi potevano essere simili a moduli “armonici”, dove l’energia impressa per creare il disegno dalla geometria complessa, fosse energia del Vortex o Vortici di Energia Eterica (Methatron), la stessa energia che usano le astronavi extraterrestri e le sfere di luce per volare nel cosmo e nei pianeti. Non vorrei dilungarmi troppo, ma di seguito vi presento l’esperienza del ricercatore Ugo Argenton.

Massimo Fratini

I creatori dei cerchi hanno espresso ancora una volta la loro arte in un campo di frumento, quello di Etchilhampton, già visitato dal sottoscritto nel 2011, formazione che rappresenta un Crop Stella Tetraedro.

 

Ugo Argenton ci racconta cosi la sua bellissima esperienza di “interazione-contatto” con il pittogramma di Etchilhampton.

Era il 26 luglio e la formazione era fresca del giorno prima. Per chi non è mai stato nella contea di Wiltshire, dirò soltanto che il panorama ha un fascino particolare; quasi un dedalo di vie di campagna e sentieri tra campi e valli segnate da colline della più varia foggia ed altezza, come onde irregolari di un mare agitato. Fino a 65 milioni di anni fa,la zona era bagnata da un mare primordiale, mentre oggi l’acqua scorre sotterranea a tutto il territorio. Eravamo un bel gruppo di 22, compreso il Dr.Greer, partecipanti di 8 paesi diversi, in maggioranza donne ed io ero l’unico italiano. La prima cosa che facemmo fu dare un occhiata in giro, calpestando solo le spighe già piegate. Ricordo che rimasi subito impressionato dal grosso cespuglio di spighe alto più di un metro che era il centro dell’agroglifo. Ma già la cornice attorno al disegno centrale ti faceva restare a bocca aperta! Larga forse un metro e lunga almeno 200, era fatta di due (o 3?) file di spighe intrecciate, ma con modelli o modi d’intreccio diversi, a seconda della fila. Impossibile a tutti gli effetti realizzare quella cornice in 4-5 ore di notte (con illuminazione artificiale).Soltanto a realizzarne un paio di metri, non sarebbero bastate due o tre persone inginocchiate al lavoro per un’ora. Se poi fossero state 6 o 7, 200 e passa mt. erano comunque troppi e… restava ancora tutta quella geometria di linee da realizzare.

Il disegno veniva chiamato “Tethraedron” o, secondo altri “Cubo di Methatron”. I più esoterici di noi, sanno dei riferimenti alla Geometria Sacra; mentre qualunque disegnatore o geometra sa, che a disegnarlo con squadra e compasso, già mezzo millimetro d’errore, falserebbe l’armonia totale.

QUALCOSA striscia fuori dal cespuglio! Ma cos’è?

Dopo quella breve perlustrazione, ci sedemmo tutti a formare un cerchio, mano nella mano, naturalmente con al centro il grande cespuglio. Non ricordo bene le parole pronunciate dal nostro maestro in quell’occasione; si trattava di istruzioni o meglio induzioni miranti a condividere un percorso meditativo, cominciando col chiudere gli occhi. Io invece non li chiusi gli occhi: continuavo a fissare quel cespuglio. E non mi estraniai dagli altri solo perché incline alla disobbedienza, pur concordando con Igor Sibaldi, che sapere come e quando disobbedire è un’arte o virtù fondamentale…Onestamente non so perché mi comportai in quel modo.

Una misteriosa e calda energia all’improvviso mi aveva pervaso!

A un certo punto vidi qualcosa muoversi, come uscisse da quel gruppo di spighe, e dirigersi con procedere lento ed incerto un po’ a sinistra rispetto alla mia prospettiva, percorrendo forse 3-4 piedi. Era una specie di ruscelletto, largo una spanna ed altrettanto spesso. Sarà stata lungo ca. un metro e sembrava consistere in una forma vibratoria e opalescente; mi rammentò la rifrazione che il caldo provoca su superfici come l’asfalto. Nemmeno mi passò per la testa di comunicarlo agli altri: era come se tutto il resto non esistesse. La “cosa”, in breve tempo, parve accorgersi che la fissavo e…pian piano cominciò a strisciare sul terreno (coperto di spighe) a ‘mo di serpente, dirigendosi verso di me. Non vidi né sentii nulla appena mi raggiunse, ma subito capii che mi era entrata dentro.

Nella parte compresa tra ombelico e plesso solare, si originò uno stranissimo calore, che mai avrei immaginato di provare in vita mia. Dire che era piacevole sarebbe toppo poco! Mi portò in estasi! Ebbi appena il tempo di pensare:- come mai questo fuoco (mi rammentò un caminetto acceso!) non mi fa sudare, visto che fa già caldo fuori? Credo che il tutto sia durato un quarto d’ora o poco più. Ho poi constato, con mia sorpresa, che lo scorrere del tempo nulla ha tolto alla vividezza del ricordo. Da notare che anche la maggior parte dei membri del gruppo riportò notevole ispirazione da quel cerchio. In particolare l’amico belga, Karl. Era felice ed estasiato nel raccontare la visione che ebbe (credo a occhi chiusi) di un’entità luminosa, antropomorfa, che gli trasmise un indicibile senso di gioia ed espansione. Quell’incredibile compenetrazione energetica rilasciò in me una sorta di eco interna che mi dava un buon umore che forse avevo sperimentato da bambino e che perdurò almeno una settimana. E c’è anche un risvolto clinico. Da tempo soffrivo di un acuto disturbo alla vescica che mi procurava non pochi fastidi ed imbarazzo; se posso così esprimermi -l’allarme rosso seguiva troppo velocemente a quello giallo! Ma da quel giorno constatai che quel male era sparito del tutto. In seguito riapparve brevemente, ma in forma molto più blanda, tanto per essere precisi…Due anni dopo, leggendo il magnifico volume di Adriano Forgione sui cerchi nel grano (1), m’imbattei in una breve descrizione di quanto avevo sperimentato. Poche ma importanti righe, dovute però a qualcuno che da sempre ammiravo: Giordano Bruno! Nella citazione dal suo “De Immenso”, scrive del “Fuoco che riscalda, ma non brucia” come un ottenimento raggiunto da uomini illuminati. Di certo, come potete supporre, non sono né mi considero tale; anche se il mio percorso di esistenza è segnato dall’interesse per ciò che concerne diversi aspetti esoterici della cultura umana, oltre che della vita stessa.

Conclusioni ed ipotesi

Basterebbe leggersi “Lightquest” di Andrew Collins, per considerare simili racconti come accadimenti possibili a verificarsi. La mia esperienza, per quanto straordinaria, è una delle molte vissute nei secoli in quella zona, divenuta negli ultimi 3 decenni molto nota agli appassionati di “cerchi” e ufo. La stranezza in più è che qui non si tratta di globi luminosi (orbs) o luci rilucenti, ma di una “entità energetica” della quale finora non ho mai avuto notizia. Insomma una fortuna e al tempo stesso una scoperta che mi è sembrato egoista non condividere, pur col rischio di essere preso per un allucinato mitomane. Ma il messaggio o conclusione è che quella fortuna da “un altro mondo”  era un aiuto mandato a uno che ne aveva bisogno e “quasi diritto”(?) per le dure prove sostenute. Così dedico questa storia vera a chiunque di voi possa trovarsi a vivere lunghi anni in cui la disperazione, dovuta a perdite o lutti, lotte estenuanti  e sofferenze, sembri ridurre la vita a un incubo infernale. Anche i tempi più bui possono rivedere la luce. L’ Universo in cui viviamo non è cieco, né sordo, ma sta in noi saper chiedere.

Ritornando però allo strano episodio su cui v’intrattengo, vorrei sottolineare un punto. Magari non sapremo mai se anche altri, prima o dopo di me, abbiano per caso incontrato una specie di serpente luminescente e benevolo, in quei giorni di luglio. Eppure ho sentito e letto di episodi di guarigione coinvolgenti visitatori di certi cerchi, e ben documentati nel corso degli anni. Peccato che fatti del genere non ottengano la stessa attenzione mediatica riservata ai soliti denigratori che, per esempio in Piemonte, si gloriano di aver realizzato dei cerchi nel grano geometricamente ben riusciti. Mi auguro che questo mio contributo ad una visione della vita più olistica e rispettosa dell’invisibile, possa incoraggiare altri ad uscire allo scoperto: le esperienze straordinarie, ne sono sicuro, sono tante ed in aumento in questi nostri incredibili “tempi di trasformazione”.

Desidero concludere accennando ad un’ipotesi esplicativa. Quella “cosa” calda e vibrante poteva essere plasma, o quarto stato della materia (cfr. il “WEB”). Secondo Andrew Collins “è possibile che la vita basata sul plasma sia preesistente a quella basata sul carbonio di milioni o forse miliardi di anni e abbia accumulato un’infinita conoscenza dell’esistenza ancor prima della nostra creazione avvenuta all’interno del brodo primordiale.”
Detto con eccesso di semplicità, per me, visto che il “cerchio” era autentico e non umano, nulla m’impedisce di supporre che quell’entità di plasma sia stata impiantata lì dagli stessi “esseri extramondo” autori dell’agroglifo, oppure che sia entrata lì da sé, attratta dall’ affascinante mega-disegno nel grano. Merita notare infine, che l’incontro ed intreccio di 2 grandi triangoli al centro del disegno, rappresenta la compenetrazione tra principio yang-maschile-creativo e principio ying – femminile-ricettivo. Se poi confrontate la formazione, con “l’anahata chakra” della tradizione hindù, ritrovate lo stesso incrocio di triangoli nel “chakra del cuore”, la porta che ci connette all’amore per il piano orizzontale di Gaia da un lato, e dall’altro, in verticale, al sé superiore o anima divina. In fondo “il fuoco che riscalda ma non brucia” non ci rammenta…l’Amore?

di Ugo Argenton

Un ringraziamento a Sergio Tracchi (hackthematrix) per la concessione alla divulgazione di questo articolo

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