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Cambiamenti climatici: scienziati avvertono che i ghiacci ai poli hanno raggiunto minimi storici preoccupanti

Gli scienziati avvertono dei minimi invernali da record nella crisi climatica ai poli. E’ tempo di iniziare a prestare attenzione? Secondo gli esperti, dal 1979, 620.000 miglia quadrate di copertura di ghiaccio del mare d’inverno sono stati persi – il doppio delle dimensioni del Texas.

Ora, gli esperti avvertono che l’entità del ghiaccio a entrambi i poli del nostro pianeta ha raggiunto minimi storici preoccupanti. Gli scienziati hanno rivelato che nel Mar Glaciale Artico sono stati registrati nuovi minimi record per la stagione invernale, presumibilmente causata da tendenze a lungo termine del riscaldamento globale. Purtroppo, lo stesso sta accadendo sul lato opposto della Terra. Secondo gli esperti, i dati registrati il 3 marzo scorso intorno all’Antartide, registrano un minimo record preoccupante visto chiaramente nelle immagini satellitari dallo spazio.

I nuovi dati registrati dal NOAA e dal National Snow and Ice data center (Nsidc) della NASA sono davvero preoccupanti. L’Arctic Ice svolge un ruolo cruciale nel mantenere in equilibrio l’atmosfera del pianeta. Il ghiaccio agisce come specchio riflettente dell’energia solare che altrimenti gli oceani assorbono, influenzando drasticamente gli ecosistemi.

Gli esperti dicono che questo effetto è ancora più importante durante il periodo estivo in quanto il Sole è alto nel cielo nella regione artica. In inverno il Sole non sorge per mesi nel circolo polare artico e durante questo periodo l’impatto è per lo più sentito nell’atmosfera terrestre.

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Secondo Jennifer Francis, climatologo presso la Rutgers University di New Brunswick, New Jersey “nei luoghi in cui il ghiaccio del mare si è sciolto, quelle zone di mare aperto immetteranno più calore in atmosfera perché l’aria è molto più fredda rispetto all’acqua del mare non congelata. Come il ghiaccio del mare d’inverno scompare, le aree di temperature dell’aria insolitamente calde nell’Artico si espanderanno. Queste sono anche aree di maggiore evaporazione e il vapore acqueo risultante contribuirà ad aumentare la torbidità che in inverno riscalda ulteriormente la superficie”

Uno rapporto degli scienziati della Nasa e del National Snow and Ice data center (Nsidc) di Boulder, Colorado, conferma quanto anticipato dall’Organizzazione meteorologica mondiale il 7 marzo, ovvero il ghiaccio marino artico sembra aver raggiunto il record negativo per la massima misurazione invernale.

Non va meglio in Antartide dove, come detto sopra,  il 3 marzo il  ghiaccio marino ha registrato la sua estensione più bassa mai registrata dai satelliti alla fine dell’estate australe. In questo caso gli scienziati della Nasa sottolineano che si tratta di «una svolta sorprendente negli eventi, dopo decenni di moderata espansione del ghiaccio marino». La NASA spiega che il 13 febbraio in totale il ghiaccio marino artico e  antartico aveva raggiunto la minore estensione da quando sono cominciate le misurazioni satellitari nel 1979: copriva 16,21 milioni di  km quadrati, cioè 2 milioni di Km quadrati  in meno della misura minima media globale per il periodo 1981-2010: è come se fosse andata persa una superficie di ghiaccio marino più grande  del Messico.

Risultati immagini per Arctic Sea Ice Reaches Another Record Low

Walt Meier, uno scienziato che studia il ghiaccio marino per il Goddard Space Flight Center della NASA, spiega a sua volta: «Siamo partiti da una misura minima bassa a settembre. C’era molta acqua libera nell’oceano e abbiamo osservato periodi di crescita del ghiaccio molto lenti alla fine di ottobre e a novembre, perché l’acqua aveva accumulato un sacco di calore che doveva essere dissipato prima che il ghiaccio potesse ricrescere. La formazione di ghiaccio ha avuto una partenza ritardata e tutto è rimasto indietro. Per la copertura di ghiaccio marino è stato difficile recuperare.

La denuncia di Greenpeace

Se in estate l’Artico e l’Antartico dovessero perdere i loro ghiacci, le ripercussioni per l’ambiente sarebbero enormi, drammatiche. Il rapporto spiega che il declino delle banchise polari non è soltanto un indicatore del cambio climatico globale, ma ha effetti immediati sui sistemi climatici di ogni zona del pianeta. La banchisa, cioè il ghiaccio marino, funziona come una coperta isolante, capace di ridurre il passaggio di calore e acqua tra l’atmosfera e l’oceano (causa, per altro, della formazione dei moti ondosi). Inoltre il ghiaccio è riflettente e questo potere riflettente serve a rimandare l’energia solare verso lo spazio, fornendo un sistema di raffreddamento della superficie terrestre. Quando il ghiaccio si ritira, al suo posto resta un oceano scuro, che invece di riflettere il calore lo assorbe. Meno luce solare viene riflessa più il pianeta si riscalda e meno ghiaccio si potrà formare, in un circolo vizioso che è di primaria importanza interrompere.

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L’aria intorno alla Terra si muove seguendo dei determinati flussi planetari, secondo la rotazione del pianeta. L’organizzazione di queste “onde planetarie” negli strati più alti dell’atmosfera determina i sistemi di alta e bassa pressione, cioè il tempo atmosferico così come noi lo percepiamo, con pioggia, afa, o ondate di caldo e freddo. Con lo scioglimento del ghiaccio ai poli si modifica il movimento di umidità e questo mutamento è accertato abbia conseguenze dirette sul modo in cui si muovono le “onde planetarie”.

Redazione Segnidalcielo

 

 

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