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Cambiamenti climatici: per il gruppo di scienziati dell’IPCC è urgente una riduzione delle emissioni

Come riportato dalle maggiori agenzie di stampa, è stata presentata ieri la valutazione sulle misure per mitigare gli impatti con i cambiamenti climatici. La valutazione è stata resa pubblica a Berlino ed è il risultato di 6 anni di lavoro in cui è stata rivista tutta la pubblicazione scientifica a riguardo. IPCC Presents valutazione sulle misure per mitigare il cambiamento climatico.  L’IPCC è il gruppo dei principali scienziati che si occupano di cambiamento climatico del mondo istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e operante sotto l’egida del Programma delle Nazioni Unite ( UNEP)

Secondo gli scienziati  la concentrazione di gas serra (GHG)  che provocano il cambiamento climatico è cresciuta più rapidamente nel corso dell’ultimo decennio che in ciascuno dei tre decenni precedenti. Fra le cause più importanti ci sono la crescita economica e della popolazione che fanno aumentare la produzione di CO2 da combustibili fossili. Il fattore economico, a differenza di quello della popolazione, è in continuo aumento. Gli altri fattori sono energia, trasporti, costruzioni, edilizia, industria, uso del suolo, agricoltura e silvicoltura.

Secondo gli scienziati per arrivare all’obiettivo della limitazione del riscaldamento globale a due gradi, sarebbe necessario ridurre le emissioni dal 40 al 70% rispetto ai valore del 2010 entro il 2050. 

Il pannello ha analizzato le cause di questo aumento nei principali settori economici : 

Le emissioni di CO2 da combustibili fossili e processi industriali hanno contribuito per circa il 78 per cento dell’aumento totale delle emissioni di gas serra a partire dal 1970.

Circa la metà del cumulo delle emissioni di CO2 di origine antropica tra il 1750 e il 2010 si sono verificati in 23 degli ultimi 40 anni, spiegano ancora gli scienziati. Gli scienziati hanno elaborato diverse raccomandazioni per i singoli settori energetici rivolte ai decisori politici. Se non si prenderanno delle la crescita delle emissioni continuerà , trainata dalla crescita della popolazione mondiale e delle attività economiche.

Secondo le previsioni che non prevedono una  mitigazione supplementare, le medie globali aumenteranno nel 2100 fra i 3,7 e i 4,8 ° C rispetto ai livelli pre – industriali.

Achim Steiner, sottosegretario generale dell’ONU e direttore esecutivo dell’UNEP  ha accolto con favore la valutazione e ha detto: “L’ UNEP si congratula con l’ IPCC per aver prodotto ancora una volta un capolavoro di valutazione e dei consigli su come affrontare il cambiamento climatico. Leggendo questa ultima valutazione, l’urgente necessità di compiere ulteriori progressi perchè le nostre economie diventino più green è chiara. L’UNEP è pronta a continuare a fornire consulenza e sostegno ai paesi in tutto il mondo su come progettare e attuare politiche che si muovano verso economie e società a basse emissioni di carbonio.”

Le Isole Marshall mostrano l’impatto devastante dei cambiamenti climatici

L’arcipelago delle Isole Marshal a nord dell’Oceano pacifico comprende 29 atolli corallini. L’eccezionale altezza delle onde, denominate “King Tyde”, le frequenti mareggiate e l’innalzamento dell’oceano rendono queste isole estremamente vulnerabili all’erosione costiera.

Nella capitale Majuro, gli abitanti assistono impotenti mentre le onde abbattono le barriere di protezione che hanno costruito perchè la loro comunità non sia sommersa dal mare.

“Se il mondo va avanti così, con il comportamento a cui ci siamo ormai abituati e continuiamo ad inquinare, non parliamo di una situazione che si verficherà tra 100 anni, ma qualcosa che si sta accadendo ora” dice Tony De Brum, Minister-in-Assistance del Presidente della Repubblica delle Isole Marshall.

Il mare sta già inondando le strade dell’isola. L’IPPC (Comitato Intergovernativo per i Cambiamenti Climatici) stima che entro la fine del secolo il livello degli oceani si alzerà di oltre cinquanta centimetri. Qui, non c‘è molto tempo da perdere l’erosione della costa sta avanzando velocemente, una minaccia per la sopravvivenza fisica ed economica dell’isola. Lo scorso mese si sono dovute evacuare 1000 persone.

E’ un campanello di allarme: “Noi siamo come i canarini che muoiono nelle miniere per dire ai minatori: uscite o morirete anche voi — dice De Brum— Se il danno è talmente grave da costringerci ad abbandonare l’isola, allora è troppo tardi perchè il mondo possa salvare se stesso.”

Un gruppo di lavoro dell’IPCC si è recato recentemente in Giappone per finalizzare la seconda parte del rapporto sull’ l’impatto dei cambiamenti climatici nelle varie parti del mondo. Chris Field, vice- presidente del gruppo di lavoro, conferma dei pericoli per le isole che giacciono poco sopra il livello del mare, come le Marshal: “Quello che la nostra lunga esperienza ci ha insegnato è che anche un innalzamento modesto del livello del mare, se associato ad una di queste grosse onde o ad una tempesta possono davvero creare danni immensi e possono rendere alcune di queste isole inabitabili”

Se lo scenario descritto dal rapporto dell’IPCC fosse corretto, due terzi delle isole Marshall potrebbero scomparire. La comunità locale ha già abbandonato i carburanti fossili mostrando al mondo che occorre agire

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