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Cambiamenti climatici: l’Islanda si scioglie e rischia di “esplodere”

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Recenti studi condotti da ricercatori dell’Università dell’Arizona hanno evidenziato un evento già ampiamente acclarato – il progressivo scioglimento dei ghiacci ed il contestuale aumento della parte rappresentata dalla crosta terrestre – ma che, secondo gli studiosi, sta avvenendo in maniera più rapida del previsto.

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Riscaldamento globale

Studi operati già su altre zone dell’area più a nord dell’emisfero – come, per esempio, la Finlandia – hanno già evidenziato come il riscaldamento globale stia agendo in maniera più incisiva alle più alte latitudini. Ma gli scienziati, nel caso specifico dell’Islanda, hanno cercato di capire se l’emersione delle terre sia dovuto ad uno scioglimento di vecchi ghiacciai oppure all’attuale processo di riscaldamento globale. Tramite l’utilizzo di GPS collegati alle rocce, gli studiosi hanno inequivocabilmente individuato nei recenti cambiamenti climatici la causa del processo riguardante l’Islanda, secondo quanto dichiarato anche da Richard Bennett, docente di geoscienze. Secondo le stime, l’attuale processo di scioglimento dei ghiacci potrebbe portare ad una “crescita” dell’Islanda stimata, in alcune zone, in una media di 1.6 pollici – circa 4 centimetri – all’anno.

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L’impatto sull’attività vulcanica

Il problema maggiore per l’Islanda è però un altro. Gli studiosi hanno evidenziato come lo scioglimento dei ghiacciai stia provocando anche una riduzione della pressione al di sotto della crosta. Ciò, associato all’innalzamento delle temperature, renderebbe molto più concreta l’eventualità di alimentare il magma vulcanico, esponendo quindi l’isola ad un maggior rischio di eruzioni. Tale preoccupazione è confermata anche dallo “storico” dell’isola, come confermato da Bennett, che ricorda un simile scioglimento dei ghiacci registrato circa 12 mila anni fa, a cui fece seguito un considerevole aumento dell’attività vulcanica.

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Possibili conseguenze

Per quanto riguarda le possibili ripercussioni, è presto detto. Anche qui, basta leggere la storia, sebbene più recente. L’eruzione dell’impronunciabile Eyjafjallajökull, iniziata nel marzo 2010 e durata per mesi, provocò diversi disagi al traffico aereo europeo e considerevoli effetti ambientali sul lungo periodo. Le stime dell’impatto dell’evento sull’economia globale hanno certificato danni per circa 5 miliardi di dollari. E poi non vanno tralasciate le possibili ripercussioni sulle vite umane, in caso di possibili eventi catastrofici. E la mente torna all’eruzione del Laki del 1780, i cui effetti provocarono la morte del 50% del bestiame e di oltre un quarto della popolazione islandese.

Redazione Segnidalcielo

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tratto da: link