Vita nel Cosmo

Astronomi confermano: “sono esistite civiltà aliene tecnologicamente avanzate”

Gli astronomi Adam Frank, dell’Università di Rochester, e Woodruff Sullivan, dell’Università di Washington, lo scorso maggio hanno pubblicato un articolo sulla rivista Astrobiology, nel quale affrontano l’annosa domanda di ‘archeologia cosmica’: «Quante volte nella storia dell’universo l’evoluzione è arrivata a una specie tecnologicamente avanzata?»

Il 10 giugno, Adam Frank ha inoltre riassunto la conclusione della loro teoria per un editoriale del New York Times: «Anche se non sappiamo se oggi esistano nella nostra galassia civiltà extraterrestri avanzate, abbiamo comunque informazioni sufficienti per giungere alla conclusione che, quasi certamente, in un certo punto della storia del cosmo, siano esistite civiltà extraterrestri avanzate».

I due astronomi sono giunti a questa conclusione dopo aver affrontato la famosa equazione di Drake, affrontandola però da una differente prospettiva, tenendo anche in considerazione alcune nuove informazioni. Originariamente, l’equazione era stata formulata nel 1961 dall’astronomo Frank Drake con lo scopo di calcolare le probabilità di contatto con la vita aliena.

Drake ha studiato Radioastronomia all’Università di Harvard e ha ricoperto molti incarichi di settore, tra i quali uno al Jet Propulsion Laboratory della Nasa. Nella sua equazione aveva incluso diversi fattori, come la velocità di formazione di stelle adatte per lo sviluppo di vita intelligente e il numero di pianeti di ogni sistema solare con ambiente adatto alla vita. Di seguito l’intera equazione di Drake.

I miglioramenti nella tecnologia dell’osservazione astronomica hanno consentito un notevolmente balzo in avanti per la conoscenza degli esopianeti. Ad aprile, la squadra del veicolo spaziale Kepler ha annunciato, infatti, la scoperta di 1.284 pianeti al di fuori del nostro sistema solare.

Nel suo editoriale, ha scritto: «Tre dei sette termini dell’equazione di Drake sono oramai noti. Conosciamo il numero di stelle che nascono ogni anno. Sappiamo che la percentuale di stelle che ospitano dei pianeti è del 100 per cento. E sappiamo anche, che circa il 20-25 per cento di questi pianeti sono nel posto giusto perché vi sia vita. Per la prima volta, questo ci mette nella posizione di poter dire qualcosa di definitivo sulle civiltà extraterrestri».

Concentrandosi sulla probabilità che una civiltà aliena sia mai potuta esistere, anziché sulla sua reale esistenza, Frank e Sullivan hanno bypassato i vincoli di tempo costruiti all’interno dei fattori di Drake: «Questo ci ha lasciato con sole tre incognite che abbiamo combinato in un’unica probabilità ‘biotecnica’: la probabilità di creazione della vita, che sia una vita intelligente e che abbia capacità tecnologiche. Le probabilità che non siamo la prima civiltà tecnologica ad essere esistita sono in realtà elevate. In particolare, a meno che la probabilità dell’evolversi di una civiltà in un pianeta all’interno di una zona abitabile sia minore di uno su 10 miliardi di trilioni, noi non siamo i primi».

Nel 2013, un gruppo di matematici dell’Università di Edimburgo ha reso nota una dichiarazione simile sulla probabilità che delle culture aliene abbiamo inviato delle sonde sulla Terra. I matematici Arwen Nicholson e Duncan Forgana hanno considerato anche altri fattori, come a esempio la possibilità che delle sonde possano ottenere velocità estraendo dell’energia dal moto di una stella, o la possibilità che una tecnologia di auto-replicazione potrebbe influenzare i tempi di esplorazione. Nell’estratto del loro studio, pubblicato sulla rivistaInternational Journal of Astrobiology, hanno quindi dichiarato: «Concludiamo che una flotta di sonde autoreplicanti possa esplorare la galassia in un tempo sufficientemente breve da giustificare l’esistenza del paradosso di Fermi».

Il paradosso di Fermi, che prende il nome dal fisico Enrico Fermi che lo ha ipotizzato, riguarda l’elevata probabilità che esistano civiltà aliene, sebbene apparentemente vi sia una mancanza di prove della loro esistenza. Quindi, quando Nicholson e Forgana si sono resi conto che i loro calcoli erano capaci di «giustificare l’esistenza del paradosso di Fermi», hanno compreso di poter confermare l’altissima probabilità che siano esistite civiltà aliene.

I due scienziati sono stati ispirati alla missione spaziale della Nasa Voyager 1, sonda lanciata nel 1977 e che sta appunto viaggiando alla velocità di 62 mila km/h, per incontrare la stella chiamata AC + 79 3888 fra circa 40 mila anni a partire da oggi. Si sono quindi chiesti se una civiltà aliena abbia inviato sulla Terra, circa 40 mila anni fa e con una simile metodologia, una sonda per poterci raggiungere da un giorno all’altro.

Una nuova presentazione fatta dalla dottoressa Rosanne Di Stefano del Centro Harvard-Smithsonian per l’Astrofisica, sostiene che potrebbero esistere forme di vita intelligente su ammassi globulari, che sono gruppi densi di antiche stelle. La ricerca di vita extraterrestre ha portato alcuni scienziati a esaminare molti ammassi globulari. In una riunione di astronomi dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, la Dr.ssa Rosanne Di Stefano  ha presentato questa teoria dove forme di vita aliena tecnologicamente evolute, potrebbero essere trovate all’interno di questi grappoli di stelle. Secondo Discovery News, “Gli ammassi globulari in genere contengono circa 1 milione di stelle in una regione a soli 100 anni luce.” Nella Via Lattea, per esempio, sono stati trovati circa 150 di questi cluster stellari, potenzialmente in grado di ospitare pianeti con civiltà extraterrestri evolute.

Redazione Segnidalcielo

english version: ‘Astronomers Say Advanced Alien Civilizations Have Existed

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