quali
controindicazioni sulle
VACCINAZIONI CONTRO L’H1N1:
di Andrea
Boretti

Tra qualche
settimana partiranno le vaccinazioni contro la tanto temuta
influenza A.
La domanda
che a questo punto molti cittadini si pongono è:
cosa
contiene questo vaccino e quali sono le sue
controindicazioni?
In Italia i casi seri di
influenza “suina” sono diventati due!
Fortunatamente, a breve ci
sarà l’autorizzazione all'utilizzo
del vaccino.
È di pochi giorni fa, infatti,
la notizia della firma da parte del viceministro della sanità
Ferruccio Fazio dell’ordinanza che porterà alla vaccinazione,
contro la pandemica “influenza A”, del 40% della popolazione
italiana. Inizialmente - dal primo di ottobre - saranno i
medici e le persone che lavorano nei servizi “essenziali” a
subire il benefico elisir, poi toccherà alle categorie “a
rischio” - malati cronici e bambini con gravi malattie
cardio-respiratorie - infine, ai giovani fino a 27 anni, a
partire da Gennaio 2010. Preso atto dei piani del governo -
peraltro in linea con quanto succede in altri stati come Francia
e Stati Uniti, che hanno già speso più di un miliardo di euro
per il vaccino - la domanda che il cittadino comune si pone e
che da giorni gira in internet è questa: cosa contiene il
vaccino e quali sono le sue controindicazioni?
I componenti classici dei
vaccini sono da sempre virus morti o depotenziati, ma anche
sostanze chimiche e antibiotici. La domanda vera è, quindi,
quali sostanze? Per la prima volta da quando si parla di vaccino
per l’H1N1 pare sia possibile sapere qualcosa della sua
composizione. Nell’ordinanza di vaccinazione del viceministro è
contenuta un’informazione passata in sordina, ma decisamente
importante:
il vaccino che verrà somministrato in
Italia conterrà
l’immuno-coadiuvante MF59 , e non è una buona notizia. L’MF59,
conosciuto anche come squalene, ha lo scopo di aumentare
la risposta immunitaria del nostro corpo a seguito della
somministrazione del vaccino. In un certo senso si può quindi
dire che rende il vaccino più forte, ma questo non è tutto.
Lo squalene è una sostanza
presente naturalmente nell’organismo umano, soprattutto nel
sistema nervoso. Questo fatto non darebbe, in una situazione
normale, alcuna ragione al sistema immunitario di aggredirlo. Il
problema è che l’iniezione è una via d’ingresso “anormale” dello
squalene nel corpo, ed è proprio questo che fa sì che tale
sostanza venga improvvisamente considerata “cattiva” dal sistema
immunitario e quindi aggredita, ovunque si trovi, nel sangue
come nel sistema nervoso dove è vitale.
A sostegno di questa affermazione
riportiamo una ricerca condotta alla Tulane Medical School
sui veterani della Guerra del Golfo vaccinati contro l’antrace
con un vaccino contenente l’immuno-coadiuvante MF59:
“ …la maggioranza
sostanziale (95%) dei pazienti che svilupparono la Sindrome
della Guerra del Golfo (Gulf War Syndome) aveva anticorpi verso
lo squalene. Tutti (100%) i pazienti GWS immunizzati per il
servizio Tempesta del Deserto/Scudo del Deserto che non furono
impiegati, ebbero gli stessi segni e sintomi di quelli che lo
furono, ovvero anticorpi allo squalene.
Per contro, nessuno (0%)
dei veterani impiegati nel Golfo Persico senza segni e sintomi
della GWS avevano anticorpi allo squalene. Né i pazienti con
malattie idiopatiche e autoimmuni, né i controlli sulla salute
mostravano un siero riconoscibile di anticorpi allo squalene. La
maggioranza dei pazienti con i sintomi della GWS avevano invece
detto siero.”

Ma se queste sono le
conseguenze, per quale motivo la Novartis – che produce
il vaccino come anche la Glaxo – si prenderebbe un rischio
simile? Non sarebbe sufficiente un vaccino che non contiene
l’MF59?
Come abbiamo detto, lo
squalene aumenta la risposta immunitaria alla vaccinazione e
questo ha come primaria conseguenza il fatto che ogni dose di
vaccino necessiti di una quantità inferiore del vaccino stesso,
con un conseguente aumento delle dosi a parità di vaccino
disponibile.
L’MF59 non è altro, quindi,
che la risposta della Novartis alle necessità del mercato. Il
mercato, ovvero milioni di persone, ha paura dell’influenza “più
mortale della storia” e chiede a gran voce un vaccino? Bene, la
Novartis, ne produce uno in 4 mesi, non lo testa adeguatamente –
non ce ne è il tempo e poi è costoso – e a questo aggiunge lo
squalene che lo rende più potente e permette di venderne una
quantità di dosi che risponde alle richieste.
Il tutto per il mercato,
quel mercato fittizio creato dai media e dall’OMS amplificando
paure e gridando all’untore. Un mercato che varrà qualche
miliardo di dollari per le case farmaceutiche e che darà margini
ancora maggiori con l’MF59, una sostanza che per le “qualità”
sopra descritte non è stata approvata dalla Food and Drug
Amministration americana e che non sarà quindi presente
nella versione americana del vaccino.
In Europa sì. In Italia sì.
Secondo il Dr Viera Scheibner,
già ricercatore scientifico del governo australiano: “…questo
coadiuvante [lo squalene] contribuì alle reazioni a cascata
chiamate "Gulf War Syndrome," (sindrome della Guerra del Golfo)
documentate nei soldati coinvolti nella Guerra del Golfo.
I sintomi da loro
sviluppati includevano: artrite, fibromialgia, adenopatia,
irritazioni cutanee fotosensitive, fatica cronica, emicranie
croniche, perdita abnorme di peli, lesioni cutanee non
guaribili, ulcere da afte, vertigini, debolezza, perdita di
memoria, attacchi epilettici, cambi di umore, probelmi
neuropsichiatrici, effetti antitiroidei, anemia, alto tasso di
sedimentazione degli eritrociti, lupus eritematoso sistemico,
sclerosi multipla, fenomeno di Raynaud, sindrome di Sjorgren,
diarrea cronica etc.”
Non male come effetti
collaterali.
Certo qualcuno potrebbe
pensare che questo è allarmismo alla rovescia. Ciò su cui
bisogna concentrarsi, però, sono i tempi. Non si confeziona un
vaccino in quattro mesi e soprattutto non lo si testa e
controlla in sole due settimane. È pericoloso o quanto meno
insicuro dichiarare il contrario.
Ad ogni modo, l’influenza A
sembra avere un tasso di contagio e mortalità inferiore a
quello di una normale influenza: solo in Italia nel
2008-2009 la temutissima
australiana
ha contagiato più di 2.000.000 di persone, mentre fino ad oggi
la “suina” conta nell’intera Europa non più di 50.000 casi.
Quindi, la domanda finale è:
perché vaccinarsi? Il gioco vale la candela?
Per governi e case
farmaceutiche pare di sì, ma per voi?
Fonte: terranauta.it
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