|
A
CURA DI EMANUELA LOCCI

La notizia è di quelle che
faranno tremare, in primo luogo, i rappresentanti duri e puri
della generazione “always on”: quelli sempre connessi, via web -
ovviamente wireless -, via cellulare, via bluetooth, via
satellitare. Ma le conseguenze dell’allarmante scenario dipinto
dalla Nasa per il 2012 minacciano, in realtà, la vita quotidiana
di tutti e, addirittura, la sicurezza nazionale di qualsiasi
paese dotato anche di un minimo sistema di telecomunicazioni:
fra tre anni, infatti, potrebbe ripetersi l’intensa tempesta
solare che nel 1859 “spense” completamente le tecnologie di
comunicazione negli Stati Uniti e in Europa.
Ma se 150 anni fa ad andare in tilt furono “soltanto” le reti
del telegrafo, in un mondo in cui le telecomunicazioni sono base
fondante di innumerevoli attività, “una replica attuale di
quell’evento potrebbe causare una devastazione economica e
sociale significativamente più ampia e potenzialmente
catastrofica”, affermano i ricercatori dell’Accademia nazionale
delle scienze, che hanno condotto lo studio commissionato
dall’ente spaziale americano.
La colpa è della cosiddetta “fase attiva”, che il Sole
attraversa ogni 11 anni: durante questo particolare periodo, la
nostra stella può generare tempeste magnetiche più o meno
potenti, capaci, a seconda della minore o maggior intensità, di
mettere fuori uso i satelliti, di minacciare la sicurezza degli
astronauti o addirittura, in casi eccezionali come quello
previsto per il 2012, di distruggere i sistemi di
telecomunicazione e quelli di distribuzione dell’energia. Quando
uno di questi sistemi salta, le conseguenze a cascata sono
rapide e gravi: “L’impatto della tempesta potrebbe ricadere su
strutture interconnesse, con effetti devastanti: la
distribuzione dell’acqua potabile in tilt in poche ore, cibi e
medicine deperibili persi nel giro di 12-24 ore, interruzione
immediata o potenziale del riscaldamento o del condizionamento
dell’aria, dello smaltimento delle acque nere, dei servizi
telefonici, dei trasporti, dei rifornimenti di carburante e così
via”, prevede la Nasa.

Ma quel che è peggio,
scrive l’équipe diretta da Daniel Baker, direttore del
Laboratorio di fisica atmosferica e spaziale dell’Università del
Colorado, è che “i servizi d’emergenza potrebbero essere
interrotti e il controllo sul paese completamente perso”:
l’unico modo di evitare che questo avvenga è cercare di arrivare
preparati all’appuntamento con questa “Katrina spaziale”,
studiando in modo ancor più approfondito le tempeste magnetiche
e intervenendo per rafforzare le difese delle tecnologie più
delicate. “Un fallimento catastrofico delle infrastrutture
commerciali e governative, nello spazio e sulla Terra, può
essere mitigato incrementando la preparazione della gente su
questi temi, rafforzando le strutture vulnerabili e sviluppando
sistemi avanzati pre la previsione delle tempeste”, conclude la
ricerca, “Senza azioni o piani di prevenzione, l’accresciuta
dipendenza da tecnologie avanzate, ma sensibili ai fenomeni
spaziali potrebbe rendere la nostra società molto vulnerabile in
futuro”.
Fonte: La Stampa - Altrogiornale.org |
|