"Nemesis"
La stella
oscura

Supponiamo che il nostro Sole abbia una stella
compagna, un debole astro orbitante ben oltre i confini del
sistema planetario.
In teoria ciò non dovrebbe sorprendere, se si pensa che più
della metà delle stelle appartenenti alla nostra galassia fanno
parte di
sistemi binari, dove due stelle legate gravitazionalmente
ruotano attorno ad un baricentro comune. La stessa Proxima
Centauri, la stella a noi più vicina, fa parte di un sistema
stellare multiplo.
Inoltre, vi sono sistemi binari di tipo esteso (wide binary star
systems) in cui le due stelle sono separate da oltre 10.000 U.A.:
questo sarebbe lo scenario prospettato dai sostenitori
dell'ipotesi Nemesis per rendere conto della periodicità delle
estinzioni di massa riportata da Raup e Sepkosky.
L'ipotetico compagno stellare del Sole, (Nemesis, the Death
Star), fu suggerito nel 1984 dal Prof. Richard Muller,astrofisico
e docente di fisica all'Università di Berkeley (California)
insieme ai colleghi Marc Davis e Piet Hut in un articolo
pubblicato dalla rivista Nature ("Extinctions of species by
periodic comet showers").
La descrizione del percorso di ricerca che ha portato a
formulare la teoria Nemesis, è contenuta nel bellissimo libro "Nemesis"
scritto dallo stesso Muller (Widenfeld and Nicolson, New York,
1984).
Contemporaneamente, ma indipendentemente, l'esistenza di Nemesis
fu proposta da due astronomi americani, Andrew Jackson e Daniel
Whitmire, nello stesso numero della rivista scientifica citata.
La stella Nemesis, (così chiamata da R.Muller con riferimento
alla mitica Dea greca della vendetta e del castigo già figlia
della Notte), potrebbe essere una nana rossa, ossia un piccolo
astro debolmente luminoso che orbita intorno al Sole con un
periodo di 26 milioni d'anni.
L'orbita ellittica di Nemesis la condurrebbe ad una distanza dal
Sole che può variare da mezzo anno luce nel punto più vicino
(perielio), a 2,8 anni luce nel punto più lontano (afelio).
Ricordiamo che Proxima Centauri, la stella più vicina , si trova
a 4,25 anni luce dal Sole.
Ogni 26 milioni d'anni il passaggio al perielio di Nemesis
attraverso la nube d'Oort , l'immensa nube sferica composta da
milioni di miliardi di nuclei cometari che circonda il sistema
solare, darebbe luogo a perturbazioni nelle orbite delle comete,
provocando periodiche ed intense "piogge cometarie" nel sistema
solare interno (Mercurio,Venere,Terra e Marte).Questa regione di
spazio è normalmente priva di comete poiché l'attrazione
gravitazionale esercitata dai pianeti
giganti,
Giove e Saturno, agendo come una sorta di "titanico
aspirapolvere", mantiene questa parte del sistema solare
relativamente sgombra da comete ed altri oggetti cosmici.
Ricordiamo che il numero di comete che attualmente si avvicinano
al Sole è di circa due l'anno.
Il passaggio di
Nemesis influenza le catastrofi cosmiche ?
Nel corso di una pioggia cometaria, una piccola frazione dei
miliardi di comete in arrivo potrebbe raggiungere la Terra e
colpirla, innescando il tremendo meccanismo di impatti,
catastrofi ecologiche ed estinzioni di massa delle specie
viventi. Secondo le stime di Muller e Hut, le "tempeste
cometarie" provocate dal passaggio ravvicinato di Nemesis
potrebbero durare da 100.000 a 2 milioni di anni; ci sarebbero
forse 10 impatti distribuiti nell'arco di due milioni di anni,
con intervalli di 50.000 anni tra uno e l'altro.
In questo scenario, l'ipotesi Nemesis potrebbe riconciliarsi con
le affermazioni dei paleontologi che, a proposito
dell'estinzione dei dinosauri, parlano di un lento e graduale
declino che si trascinerebbe per parecchie centinaia di migliaia
d'anni: durante una tipica pioggia cometaria, infatti, le specie
non scomparirebbero simultaneamente, alcune si estinguerebbero a
causa del primo impatto, altre sopravvivrebbero ma sarebbero
uccise dalle conseguenze di un impatto successivo e così via.
Per quanto riguarda la natura del compagno stellare responsabile
dei periodici eventi catastrofici, la teoria proposta da
Whitmire e Jackson si discostava da quella di Muller: per i
primi, infatti, Nemesis potrebbe essere una stella invisibile,
una nana bruna la cui massa è talmente piccola (meno di 1/10 di
quella solare) da non riuscire ad innescare le reazioni di
fusione termonucleare.
Tuttavia, per Muller, non è detto che la "stella perturbatrice"
debba essere invisibile. Partendo dall'assunto che Nemesis abbia
una magnitudine compresa tra 7 e 12, essa sarebbe così
debolmente luminosa da essere sfuggita alle surveys impiegate
per misurare la distanza di deboli stelline vicine.
Una delle maggiori critiche mosse alla teoria Nemesis riguarda
la stabilità dell'orbita. Quest'ultima, secondo alcuni
astronomi, sarebbe troppo eccentrica per essere mantenuta
costante nel tempo. La stella dovrebbe già da tempo aver
lasciato il sistema. Infatti, ad ogni successivo passaggio
ravvicinato della stella, aumenterebbe sempre di più la distanza
Nemesis-Sole in termini di U.A., in questo modo la teoria non
potrebbe più rendere conto del ciclo di 26 milioni di anni.
Tuttavia, i calcoli compiuti da Piet Hut sembrano smentire tali
critiche, in quanto confermerebbero che la stabilità dell'orbita
di Nemesis è sufficientemente lunga da giustificare il
meccanismo che sta alla base delle periodicità delle estinzioni
. Secondo le stime di Hut l'orbita del compagno stellare
dovrebbe avere una stabilità di circa un miliardo di anni.
Alcuni scienziati hanno però sostenuto che questo periodo non è
sufficientemente lungo se paragonato all'età del sistema solare,
stimata in 4,5 miliardi di anni. Tuttavia, secondo Muller è
probabile che Nemesis non abbia mantenuto sempre la stessa
orbita, 4,5 miliardi di anni fa essa doveva essere molto più
vicina al sole, in seguito a causa degli effetti gravitazionali
di stelle vicine, si è gradualmente allontanata fino ad occupare
l'orbita attuale che potrà mantenere per un altro miliardo di
anni.
E' opportuno precisare che l'ipotesi Nemesis non prevede che la
periodicità debba essere rigorosamente precisa, infatti le
perturbazioni causate dal passaggio di stelle vicine
produrrebbero una leggera alterazione (dell'ordine di pochi
milioni di anni) dell'orbita nemesiana e di conseguenza
inciderebbero sugli intervalli intercorrenti fra un'estinzione e
l'altra.
In questo momento Nemesi potrebbe trovarsi alla distanza massima
dal Sole (afelio) , lontana quasi 3 anni luce. Ciò potrebbe
significare che il prossimo passaggio ravvicinato di Nemesis,
con il suo strascico di"tempeste cometarie" e catastrofici
impatti, avverrà in un futuro lontanissimo, nientemeno che tra
15 milioni d'anni.
fonte:www.caprilli.com - www.altrogiornale.org
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